Lunedì, 1 Marzo 2021
Lo sfasciacarrozze

Lo sfasciacarrozze

A cura di Diego Giorgi

Come tirare l'acqua al mulino bianco di Renzi

Matteo Renzi

‘A pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina’. Lo diceva Giulio Andreotti, uno che di tradimenti politici se ne intendeva. E allora, pensiamo male. Malissimo.

Carlo De Benedetti, Romano Prodi e Mario Monti protagonisti di un libro-inchiesta firmato da Alan Friedman, Ammazziamo il Gattopardo (in uscita per Rizzoli il 12 febbraio). L’Ingegnere e i Prof della politica. Ora, De Benedetti è considerato uno dei maggiori sponsor editoriali di Matteo Renzi. Si narra che Prodi abbia accantonato il tradimenti politico (non quello umano) dei franchi tiratori del Pd e sia pronto a risalire il Quirinale, magari con il nulla osta proprio di Renzi (per cultura, tradizione politica e garanzie). Monti, il protagonista della bomba di Friedman, è rimasto, per mesi, politicamente isolato. Da premier a capo corrente di quella Scelta civica uscita a pezzi dalle urne, tanto da spezzarsi in tre. Solo, dato al 2%, anche meno, ma pronto a siglare un patto di governo con il Pd. Quell’asse politico che aprirebbe a Renzi una finestra elettorale autorevole sul mondo dei moderati. Un porto da cui far partire ‘l’assalto’ al centro.

Ecco i tre, con le loro video interviste, hanno messo nei pasticci Napolitano, reo, secondo Fi e M5S, di aver fatto un accordo di governo nel giugno del 2011 proprio con Monti mentre Berlusconi era in carica, nel pieno dei propri poteri. Il colpo ‘tecnico’ del KO per levare di mezzo il Cavaliere (che ai 5 Stelle andrebbe anche bene se non fosse per il metodo poco ortodosso utilizzato dal Colle).

E il pensar male? I tre, interessati o tifosi delle fortune di ‘Matteo’, con le loro dichiarazioni, hanno sicuramente gettato in acque poco tranquille il Presidente. Non tanto per via del segreto di Pulcinella ma sulla canaia politica che ne è scaturita. Proprio in questi giorni quando il suo ruolo, il carisma, la storia dei suoi due mandati è chiamata alla strenua difesa di Enrico Letta. Una sottrazione di autorevolezza che magari renderà meno autorevole l’ennesima riconferma dell’attuale premier. Un bella casualità.

Si può pensar bene: De Benedetti, Prodi e Monti hanno fatto un 'operazione storica e quindi ricostruito e raccontato i giorni che riscrissero il futuro. Si può pensare che Napolitano, indebolito, si aggrapperà con più forza alla stampella allungatagli da Letta. Oppure, si può pensare male.

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