Lunedì, 1 Marzo 2021
Lo sfasciacarrozze

Lo sfasciacarrozze

A cura di Diego Giorgi

La grande bellezza e la sindrome da colazione

Viva l'Italia, evviva "La Grande Bellezza", evviva Paolo Sorrentino, evviva Toni Servillo. E un bell'evviva agli Oscar americani che per mezz'ora ci hanno ricordato che questo Paese non è tutto da buttare. Ci voleva l'Academy Awards per ridarci un po' di smalto, 15 anni dopo 'La vita è bella' di Roberto Benigni, l'ultima volta sulla vetta del mondo per il 'Miglior film straniero'. Mezz'ora buona di orgoglio, a volte ci vuole. Soprattutto di lunedì, a colazione.

Tranquilli però, il tempo del cornetto e del caffè: finita la brezza tiepida notturna, letta la sfilza di complimenti e paroloni di rito bipartisan (da Napolitano in giù) - con la netta sensazione che la politica negli anni si sia confusa nel confondersi -, torneremo a disprezzarci armonicamente e a meravigliarci della 'singletudine del genio'. A volerci bene volendoci male, in questo eterno Colosseo, bellissimo e maledetto ("È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile").

"Spero che l'Oscar serva da stimolo per il cinema italiano", ha detto Sorrentino con la statuetta in mano. Non so cosa pensare: visto quel sano disgusto che circonda certi ambienti e certe scelte mi auguro che gli italiani prima o poi sentano scorrere nelle vene quel che ha scoperto Jep Gambardella: "La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!". Resteremmo geniali ma più belli.

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