Domenica, 28 Febbraio 2021
Lo sfasciacarrozze

Lo sfasciacarrozze

A cura di Diego Giorgi

Cosa siamo diventati?

Fatti: tre ottobre 2013, sul mare di Lampedusa si consuma la più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. Trecentosessantasei morti, una ventina di dispersi.

Fatti: il Tg2 diffonde un filmato girato in mezzo ad un cortile del centro di accoglienza di Lampedusa. Il sindaco Giusi Nicolini: “Quelle immagini dei profughi, denudati, in mezzo al cortile, all’aperto, disinfettati con una pompa sono agghiaccianti, semplicemente agghiaccianti. Una pratica che ricorda i campi di concentramento di Auschwitz”. Fatti e una domanda: cosa siamo diventati?

Fatti: quattro, cinque, sei, sette ottobre, i giorni immediatamente dopo il naufragio. Mentre un pezzo d’Italia è stordito, in lutto, un altro fa di tutto per innalzare l’asticella del disgusto, dell’impossibile, dell’inaccettabile. Nei bar, per le strade, a far la spesa, in autobus, su Facebook, su Twitter, c’è chi non ha fatto altro che compiacersi della morte, c’è chi ha fatto il tifo per il Mediterraneo.

Fatti: tra i sacchi blu dell’hangar della morte, prima che il nailon fosse sostituito dal legno bianco e marrone della bare, c’era sdraiata una bimba di un anno e mezzo, forse due. Capelli ricci, pantaloncini, ai piedi delle scarpette nuove di vernice. Prima di imbarcarsi, prima di morire, i suoi genitori gli avevano comprato le scarpe nuove. Perché ci si veste bene quando si va in casa degli altri.

Tra una settimana è Natale. Molti di quelli che si sono compiaciuti della strage, di chi ha messo a tacere la coscienza con un ‘se la sono cercata’, si saranno prodigati a fare il presepe. Davvero un bell’ossimoro, ben oltre il tanfo dell’ipocrisia. Se i vostri figli, domani, o un giorno, verranno a chiedervi conto di quelle scarpette di vernice, voi cosa gli racconterete? Gli illustrerete il volto buono o pratico del razzismo, la giustezza di una tirannia progressista? Provate a raccontargli questo: l’uomo viene prima dei confini. Credete davvero che la libertà umana, quella di chi scappa dalla morte e dalla guerra, dalla miseria, possa essere arginata da confini fatti su carta e di carta, dal vostro rancore, dalla vostra paura dell’altro? Credete davvero che non esista per tutti il diritto alla felicità?

Miseria a strati, come le torte. E tra un pezzo di miseria e l’altra, il solito ritornello: la crisi, sempre la crisi. Il morso della crisi che imbarbarisce la polis, le logiche, che uccide la solidarietà, che dissangua l’altruismo, che avvelena la ragione. No signori, il razzismo non ha giustificazioni. Nemmeno una. Non si può fare della rabbia sociale la leva che scagiona i buchi neri dell’umanità. Così fece Hitler dopo la crisi del ’29. E sappiamo com'è finita. Chi esulta per quel barcone rovesciato, per quelle pompe che spruzzano disinfettante, perché non arriva a fine mese, per una bolletta di troppo, per la rata del mutuo, per il lavoro che non c’è, abdica dall’essere umano. Si fa bestia. Se è vera la relazione crisi-bestia, la causa e l’effetto, all’allora l’uomo è solo economia. Allora, tutto è permesso. Anche i campi di concentramento come quelli di Lampedusa.

Fatti: Albert Camus scrisse:

A sentir loro, le tirannie sono sempre provvisorie. Ci spiegano che esiste una grande differenza fra la tirannia reazionaria e la tirannia progressista. Quindi ci sarebbero campi di concentramento che vanno nel senso della storia e un sistema di lavori forzati che presuppone la speranza. Anche ammesso che questo fosse vero, ci si potrebbe almeno interrogare sulla durata di questa speranza. Se la tirannia, anche quella progressista, dura più di una generazione, implica un’esistenza da schiavi per milioni di persone e nient’altro che questo. Quando il provvisorio copre il tempo della vita di un uomo per costui è il definitivo.

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