Città conquistatrice

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2020: Escape From Planet Cordolo!

foto di Fabrizio Bottini

Dio scese dalla montagna per parlare ai suoi profeti accompagnato dal rombo di tuono dei massi che gli rotolavano accanto. I profeti riuniti davanti al rogo eterno ardente della Valle degli Eletti ascoltarono prostrati al suolo le sue parole: «Tu progetterai la Pista Ciclabile circondata da un alto cordolo di pietra così che il Male non possa entrarci. La farai lunga e dritta o corta e a zigzag, ma con un solo ingresso e una sola uscita. Eventualmente ci pianterai accanto degli alberi così che le radici la sfascino consentendoti di progettarne un'altra nuova di zecca identica lì accanto». Scesero così i geometri dalle pendici della montagna per annunciare al popolo la lieta novella e da quel giorno iniziò la Civiltà del Cordolo così come la conosciamo ancora oggi. Con qualche variante di tono, o regionale e poco più, deve per forza essere questa l'origine di quel dogma accettato a quanto pare da quasi tutti, secondo cui non si dà Pista Ciclabile se non si rispettano religiosamente quei criteri para-autostradali di segregazione del percorso, e soprattutto la posa del suo simbolo caratterizzante: il cordolo, che da innocuo utile complemento tecnico dei salti di livello (marciapiedi o gradinate) ha finito per transustanziarsi in sacro simbolo. Se c'è c'è anche la pista ciclabile, se non c'è quella pista ciclabile non esiste, chi lo afferma è un bugiardo ingannatore e sarà punito con l'inferno.

Che invece si possa girare in bicicletta in perfetta sicurezza e comodità anche senza la sacra striscia di pietra o cemento, lo dicono da decenni alcuni tecnici, studiosi, e il buon senso corroborato dall'esperienza. Ma nessuno in Italia si era spinto così in là da affermarlo ufficialmente, e addirittura metterlo in pratica, dal prestigioso pulpito del decisore di politiche urbane. C'è voluto lo scossone della pandemia perché qualcuno si scuotesse dal sonno dogmatico-tecnico-burocratico a sufficienza per dirsi chiatto chiatto: una pista ciclabile altro non è che un percorso su cui un ciclista sceglie per ragioni del tutto razionali e condivisibili di spostarsi di preferenza, basterà tracciare a titolo informativo (per il ciclista e per gli altri utenti della strada) questo percorso a terra ed ecco risolto il problema principale. Altri dettagli si potranno affrontare poi, per esempio rendere il nuovo concetto accettabile, magari con quei neologismi anglofili che piacciono tanto adesso: la gente non accetta piste ciclabili senza il benedetto cordolo, e noi le chiameremo Bike Lanes così la piantano. Ma neppure in quel modo le masse ortodosse, ancora abbagliate dalla ancestrale visione dei geometri nella Valle degli Eletti tramandata per generazioni, intendevano accettare l'eresia. Giravano sulla stampa addirittura sillogismi teologici raffinatissimi a proporre la narrazione polemica: voi le chiamate Bike Lanes per nascondere il fatto che sono in realtà delle Piste Ciclabili. Ma le piste ciclabili si fanno col cordolo, lo sanno tutti, e quelle non hanno il cordolo, vergogna! Seguiva l'intervista alla mamma di un disabile salvato dall'apparizione miracolosa di un Cordolo sul ciglio stradale.

Un po' paradossale ed eccessivamente sarcastica, questa ricostruzione dell'accoglienza riservata da tanti milanesi e non ai nuovi interventi sulla mobilità dolce decisi per l'estate? Forse. Sta di fatto che, al netto del solito partito dell'auto geneticamente conformista, il mondo degli esperti social network che finisce volente o nolente per fare opinione pare davvero orientato a quel genere di critica dogmatica. Ovvero che semplicemente seguire un criterio logico (come fa in fondo chiunque pedalando e schivando vari ostacoli per strada) e dargli la forma minimale di «comportamento governato» non si considera cosa seria. Sono magari le stesse persone che di fronte all'eterna piaga dei parcheggi sui marciapiedi, sugli scivoli, in seconda e terza fila, si appellano sempre al «senso civico» e ai controlli e repressione dei reprobi. Liquidando come bazzecole collaterali trasformazioni fisiche un po' più pesanti ma puntualmente efficaci come quelle dei piloncini … e del cordolo posto a meglio delimitare carreggiata e ambito precluso alle auto. Ma le medesime persone quando si prova esattamente a praticare con la ciclabilità il medesimo «senso civico governato» segnando a terra un elastico ambito di rispetto, magari facilmente modificabile a seconda dei caso sia nel tracciato che nei comportamenti, insorgono: no, non si fa così, lo sanno tutti che non si deve fare così, assessore lei tradisce la fiducia del cittadino! Ah, capirli, questi qui del Culto del Cordolo. Più che un geometra ci vorrebbe un teologo.

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La Città Conquistatrice – Piste Ciclabili 

Città conquistatrice

" Quando su un motore di ricerca proviamo a inserire l'aggettivo ""urbano"" di solito spuntano il cognome di un cantante country marito di una famosa attrice, o una linea di abbigliamento. Anche quelle cose sono la dimostrazione che, in un modo o nell'altro, la nostra vita ormai si sviluppa dentro a qualcosa chiamato città. Proviamo a raccontarla "

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