Venerdì, 26 Febbraio 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Acqua pubblica e Smart City

Fermo Immagine dalla clip di Milano Blu

Tra i vari prodotti collaterali delle campagne per l'acqua pubblica (per il prodotto centrale ci sarà da aspettare parecchio, temo) certamente spiccano, in città suburbi e paesi vari, le cosiddette «fontanelle del sindaco». Con le infinite varianti locali determinate da una vera e propria personalissima «interpretazione politica» del trend, se ne sono viste di tutti i colori: dalla sostanziale abolizione delle fontanelle da giardino di quartiere, a favore di marchingegni di dubbia utilità e complessa gestione, pieni di cartelli che suonano più propaganda che informazione, a cose di maggiore significato e utilità pubblica, più coerenti con lo spirito delle campagne di cui sopra. Ovvero sottolineare anche nell'esperienza di tutti i giorni e nella consapevolezza collettiva come l'acqua, componente essenziale della vita, non possa essere ridotta a merce. E qui aprirei e chiuderei subito la parentesi: i sindaci che decidono di far pagare, pur poco, quel che esce dalle loro fontanelle, si dimostrano contraddittori inconsapevoli e inadeguati. Punto. Ma non è di questi aspetti che volevo parlare specificamente in una rubrica dedicata a questioni di spazio urbano e civile. Piuttosto, mi interesserebbe evidenziare alcune potenzialità, di questo ennesimo «monolite del terzo millennio», nella costruzione di una autentica Smart City.

Sono da qualche mese diventato cliente abituale delle cosiddette casette dell'acqua sparse per ora in forma parecchio rada dentro i quartieri milanesi, e come già avvenuto con altri servizi sperimentali più o meno pop-up, provo anche a osservarli/osservarmi criticamente dal di fuori.

Per esempio notando la straordinaria civiltà media degli utenti rispetto a quella delle vicinissime tradizionali fontanelle pubbliche di Milano, testimoniata dalla totale assenza di rifiuti sparsi, cocci ecc.

Ma anche da verificati comportamenti di relazione, come le code ordinatissime (del tutto autogestite, a differenza di quelle controllate al supermercato, in posta, in banca), al punto che mi è capitata tre volte di seguito l'offerta volontaria di una presa di mezzo litro «in regalo» dal tesserino di chi stava facendo un grosso prelievo per tutta la famiglia, sfruttando in un colpo il limite del sei litri giornalieri stabiliti. Questo per dire che attorno a quelle casette dell'acqua paiono concentrarsi forme di relazione assai urbane e auspicabili, che andrebbero forse maggiormente promosse, qualificando meglio la stessa infrastruttura tecnica. Come?

Da diverso tempo, ogni qual volta si sperimentano innovazioni tecniche varie nello spazio urbano, provo a sperimentarle direttamente con l'idea di fare da cavia a ciò che non è ma potrebbe essere. È accaduto con le cosiddette Isole Digitali, spazio virtuale che ingegneristicamente masochista pareva schifare quello fisico della città, poi con il correlato diffondersi degli hot spot wifi, le postazioni fisse del trasporto condiviso ecc. Accade oggi, in modo praticamente identico, anche con queste simboliche (per ora) casette dell'acqua pubblica, di cui si favoleggia un ruolo centrale nella riduzione dei consumi di plastica usa e getta, e nel caso di alcune collocazioni universitarie anche la relativa disaffezione verso le macchinette distributrici di malsani beveroni zuccherati. Ma c'è questa potenzialità sociale e urbana, che pare messa in secondo o terzo piano, se non quasi ignorata: non si potrebbe, immaginare di collocare queste calamite di comportamenti civici virtuosi in luoghi pianificati, ripensati e riprogettati, in cui anche magari altre innovazioni fanno impennare la qualità sociale dello spazio? Se ciò non accade, o almeno non accade esplicitamente (a volte succede per caso), non credo proprio si debba alla scarsa consapevolezza degli amministratori, ma solo per egoismo assessorile di settore, e timori relativi alla solita sicurezza percepita. In altre parole il luogo attrezzato attira anche comportamenti indesiderabili. Magari un piccolo stimolo da parte dei cittadini consapevoli, potrebbe aiutare a superare queste perplessità.

La pagina pubblica Milano Blu da cui è tratta anche l'immagine

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