Città conquistatrice

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L'Anticittà della Strage

Foto F.Bottini

Qualcuno ha parlato di decimazione da contagio Covid-19 nelle residenze assistite per anziani. E anche senza quantificazioni precise al momento materialmente impossibili pare sicuro che si tratti di una strage sinora nascosta. Racconta Gad Lerner su Repubblica «La direzione del Pio Albergo Trivulzio, oltre milletrecento anziani ricoverati, il polo geriatrico più importante d’Italia, per tutto il mese di marzo ha occultato la diffusione del Covid-19 nei suoi reparti, intanto che il morbo contagiava numerosi pazienti e operatori sanitari. Il professor Luigi Bergamaschini, geriatra fra i più qualificati di Milano, ha subìto il 3 marzo un provvedimento di esonero perché colpevole di autorizzare l’uso delle mascherine chirurgiche al personale alle sue dipendenze. Il giorno stesso del suo allontanamento forzato è stato fatto esplicito divieto a medici e paramedici di indossarle». Ma forse c'è qualcosa di peggio della demenza da istituzione totale nelle mani di un incompetente despota impazzito, ed è prima di tutto l'istituzione totale stessa, e in secondo luogo (ma non in ordine di importanza) il suo costituire perfetta tessera di mosaico per lo «sviluppo del territorio» come certa classe dirigente chiama l'impasto di spazi e società nella megalopoli padana postmoderna. Le cui caratteristiche peculiari non vengono esasperate, ma semplicemente sottolineate e rese un po' più visibili dall'emergenza della pandemia dilagante.

La residenza assistita per anziani o casa di riposo come la si chiamava un tempo, altro non è che una forma avanzata di segregazione e specializzazione funzionale, del tutto identica alle altre che compongono il citato mosaico, e che unisce in modo organico il modello dell'ospedale carcere, del quartiere o complesso edilizio monoclasse-fascia sociale e demografica, della cancellazione di spazio pubblico-collettivo aperto suburbana. In questa prospettiva, in fondo non c'è niente di stupefacente se il minimo di resilienza, di capacità di reagire e rimbalzare allo choc epidemico, si manifesta là dove nel modo più puro e perfetto se ne costruiscono i presupposti. Ovvero nei luoghi artificiosi che più artificiosi non si può, mantenuti nella loro animazione sospesa (chiamarla vita è davvero falso ideologico) da sistemi meccanici di controllo interno sempre pronti ad entrare in crisi, e alimentata dall'esterno, o stesso esterno che poi ci porta inevitabilmente il contagio: una fornitura, una persona addetta ai servizi, un visitatore casuale per manutenzioni o trasporti. Un carcere, un ospedale, un ibrido tra i due come la casa reclusa per anziani, sono situazioni certo estreme, ma le loro caratteristiche di fatto ripetono la debole monofunzionalità segregata di tutto il resto. E basta pensare a spazi/funzioni immediatamente chiusi perché non corrispondevano ai requisiti minimi di sicurezza: sono, né più né meno, le «Componenti base della dispersione urbana» dell'elenco stilato tanti anni fa in quella che è stata la Bibbia del movimento anti-sprawl: Suburban Nation, di Duany, Plater-Ziberk e Speck.

Componenti della dispersione urbana invece promosse e oggetto di massicci investimenti per generazioni da parte degli sviluppisti padani, dentro le grandi maglie autostradali che lottizzano la macro-regione insediativa: il quartiere monoclasse, e più in là segregato quello per uffici, ancora più in là la zona produttiva, e dentro ai gangli viari principali i plessi scolastici, quelli ospedalieri, il commercio nelle varie versioni, il tempo libero, la cultura e la pubblica amministrazione. Con la sola eccezione di quei fortini di resistenza rappresentati dalle città tradizionali e dai quartieri urbani complessi sedimentati, tutta la cosiddetta Città Infinita (la dizione è stata elaborata ad hoc per quel fine) si compone di tessere del genere. Pronte per plasmare una società futura ideale altrettanto frammentata, poverissima di relazioni e conflitti degni di questo nome, soffocata dentro il modello di famiglia e impresa retro deciso discrezionalmente da qualcuno. Non è affatto una utopia paranoica ma il progetto politico conservatore di generazioni di classi dirigenti dispiegato sul territorio. E di cui quelle residenze assistite oggi imbottite di cadaveri nascosti sono soltanto l'estrema punta di iceberg. Riflettere in modo non casuale su quel che sta sotto, prima, accanto, può risultare parecchio utile, ben oltre l'emergenza attuale.

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La Città Conquistatrice – Anziani

Città conquistatrice

" Quando su un motore di ricerca proviamo a inserire l'aggettivo ""urbano"" di solito spuntano il cognome di un cantante country marito di una famosa attrice, o una linea di abbigliamento. Anche quelle cose sono la dimostrazione che, in un modo o nell'altro, la nostra vita ormai si sviluppa dentro a qualcosa chiamato città. Proviamo a raccontarla "

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