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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Cosa ci mettiamo nei Quindici Minuti?

È stato nel periodo dei lockdown a rotazione nelle città del mondo che è riemersa (come succede ciclicamente da decenni) la questione della domesticità, dell'abitabilità, di una certa dimensione intermedia tra il pubblico e il privato a mescolare privacy e relazioni. C'entrava ovviamente e contingentemente la questione sanitaria con la distanza di sicurezza, poi l'improvviso passaggio di tante occupazioni in telelavoro unito alla chiusura delle scuole convertite in DAD domestica sovrapposta al mancato smart working, e last but not least la cancellazione della «economia automobilistica del tecnoburbio» gestito da genitori e nonni perennemente in auto a scarrozzare per decine di chilometri i pupi nel loro doposcuola eterno di sport visite corsi e shopping. Tutto questo ribadiamo non è stato tanto la causa o il motore della nuova riflessione ma semplicemente un altro carburante a riaccendere la questione «interfaccia città-casa» che negli ultimi decenni abbiamo chiamato in tanti modi: vicinato, quartiere autosufficiente, ma anche pendolarismo, suburbanizzazione, segregazione funzionale, e così via. Lo slogan promozionale uscito stavolta dal cappello a ridefinire il più o meno concettualmente identico si chiama Città dei Quindici Minuti.

Balzata agli onori delle cronache grazie all'iniziativa politica della sindaca di Parigi che anche nella scia di certo pensiero urbano femminile l'ha adottata come strategia di trasformazione locale dei servizi della mobilità e dell'integrazione funzionale, in realtà l'idea covava da qualche tempo. In fondo riemersa già nelle discussioni parallele alla demotorizzazione privata e ai Transit Oriented Development, grazie alle convergenze promosse dagli studiosi e amministratori mondiali del C40 si è in pratica recuperata l'eterna idea della nursery sociale che un tempo aveva costituito prima il villaggio metropolitano etnico o operaio, poi il comunitarismo di vicinato indifferentemente urbano o suburbano, banalizzato via via da certe idee a-spaziali tecnologiche (dal telefono all'automobile ala televisione a internet), e fatto riprecipitare nella valle di lacrime dello spazio fisico appunto dalle crisi congiunte delle trasformazioni sociali, energetica, climatica, e buona ultima sanitaria. Lo spazio fisico che sfuggiva del tutto alla sociologia ottocentesca delle origini, cresceva sino a raggiungere con Clarence Perry addirittura forme architettoniche definite e cresciute dentro l'analisi sociologica, ma poi troppo cristallizzato dai progettisti specialisti per seguire le evoluzioni della famiglia, della produzione, dei servizi e delle comunicazioni.

Clarence Perry all'alba del 1913 focalizzava sullo spazio organizzato al raggio di disponibilità a spostamenti pedonali di circa mezzo chilometro da casa ai servizi essenziali. Oggi il copywriter della nuova versione, Carlos Moreno ispiratore delle politiche parigine di Hidalgo e non solo, definisce i Quindici Minuti «in base ai quattro principi guida che sono gli elementi chiave costitutivi. L'ecologia per una città verde e sostenibile. La vicinanza, vivere a ridotta distanza dalle altre attività. La solidarietà per creare legami tra le persone. La partecipazione, coinvolgere attivamente i cittadini nella trasformazione del quartiere» (da un discorso trascritto dell'autunno 2020). Ma non sfugge una certa genericità probabilmente per lasciare che sia la domanda specifica sociale e politica a definire meglio lo spazio che si organizza attorno a quel tempo. E però resta più che aperto il quesito: cosa ci mettiamo dentro? L'antica integrazione casa-spazio vicinale-servizi? Sicuramente di più, a partire dal lavoro e dalle attività produttive-amministrative. In primo piano una nuova idea di industria, di logistica, di agricoltura e commercio a stretto raggio. E si inizia a intuire che questa Città dei Quindici Minuti molto difficilmente uscirà dai manifesti elettorali di qualche notabile locale, se non assume le dimensioni politiche e decisionali di regione urbana e non taglia trasversalmente vari livelli amministrativi e di governance pubblica e privata. Hai detto niente. Ma di sicuro c'entra abbastanza poco quel pur benintenzionato cartello che mi è capitato di leggere su un muro del mio quartiere e che recitava: «Il Tuo Teatro dei Quindici Minuti È Qui Dietro l'Angolo!»

La Città Conquistatrice – Neighborhood Unit

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