Domenica, 19 Settembre 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Femminicidio e sprawl suburbano

Foto F.Bottini

C'era una volta la famiglia patriarcale rurale tagliata su misura dal secoli per coltivare i campi e il genere di «riproduzione forza lavoro» costruito su quel contesto. L'industrializzazione plasmò un altro diverso pilastro sociale di riferimento nella famiglia nucleare composta dai soli genitori e figli che pur senza escludere relazioni anche molto strette col parentado viveva di vita propria economica, abitativa, organizzativa, pescando solo occasionalmente nel novero di zii nonni cugini cognati nuore. Così come quella patriarcale contadina anche la famiglia nucleare urbano-industriale aveva un sacco di squilibri e problemi di convivenza, gerarchie, rapporti interni e con l'esterno come ci hanno ben raccontato tanti decenni di letteratura, sociologia, psicanalisi. Ma che spesso nel contesto delle relazioni esterne trovavano se non soluzione almeno sfogo o appoggio ai singoli individui, che potevano sempre contare sulle nuove strette relazioni dei luoghi di associazione, lavoro, istruzione, servizi, a integrare o sostituire ciò che non bastava o non funzionava in famiglia. Significativo che la dimensione del villaggio (quello che come dice il proverbio tradizionale serve ad allevare il bambino) e quindi della famiglia allargata venga ricostruita spontaneamente nel quartiere o vicinato, dove senza alcun legame di tipo parentale si ricreano nuove e funzionali reti. Ma venne poi la fase industriale matura, il «ritorno alla terra senza lavorarla» della suburbanizzazione, diventata poi di massa e modello di sviluppo corrente con l'automobilismo per tutti.

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Per gli individui e la famiglia nucleare stessa ciò significa segregazione o meglio ri-segregazione nell'universo domestico che tutto dovrebbe riassumere, dove tutto riprende dimensioni adeguate al sistema chiuso dell'alloggio unifamiliare, del giardino privato, dei consumi e servizi rimodulati (dalla lavatrice familiare al rito della televisione nuovo caminetto alla socialità pianificata e gerarchica dello shopping mall del fine settimana). Non a caso una massa di lavori scientifici di area femminista individua proprio nell'accoppiata del ritorno all'ordine gerarchico post bellico con le donne casalinghe non più lavoratrici, e della parallela suburbanizzazione coi mutui agevolati per reduci (maschi) l'inizio di un nuovo processo di discriminazione della donna. E se leggiamo linearmente in questo senso la nota vicenda di Revolutionary Road di Richard Yates (1961) ben oltre le vicende individuali del manager in carriera suburbanizzato e dell'ex aspirante attrice ridotta a casalinga e madre segregata nella via a fondo cieco, ne emergono proprio l'innesco esplosivo degli squilibri familiari nucleari, e il suo culminare nella tragedia femminile dell'aborto-suicidio. Ma già la sociologia dell'organizzazione col best seller di William H. Whyte aveva ben delineato quella sorta di militarizzazione stritolante di cui il suburbio rappresentava il contenitore e la famiglia meccanicamente gerarchica l'incongruo artificioso contenuto.

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Con queste premesse su cui credo chiunque possa convenire, lascia sempre un po' perplessi che qualunque delitto anche il più efferato e in fondo prevedibile dentro le pareti domestiche susciti sempre spontaneo (e credo per nulla ironico) quell'incipit giornalistico della «insospettabile fila di linde villette» dove invece guarda un po' quasi sempre si è consumato il fattaccio. Nel nostro ambiente italiano-padano ci aveva provato alcuni anni fa Giorgio Falco nel suo L'Ubicazione del Bene (2009) a legare organicamente quegli spazi dispersi segregati, legati soltanto da qualche strada a fondo cieco o bretella di collegamento, all'esplodere di crisi familiari, sociali, individuali. Ma come sempre accade anche in altri casi, esempio tipico gli incidenti stradali, l'interesse della stampa e conseguentemente della politica, anche in quella esplosione di crisi che chiamiamo femminicidio il catalizzatore rappresentato dall'ambiente socio-spaziale (suburbano-periferico-segregato) sparisce del tutto dalla narrazione. Tocca a chi è interessato a quegli aspetti specifici annotarsi toponimi, e poi verificare che si, ancora una volta puntualmente sempre lì stiamo, come nell'ultimo caso di doppio femminicidio (madre-figlia) e suicidio a Francolino, frazione di Carpiano quasi a cavallo dell'Autosole a ridosso della Tangenziale di Milano. In un maledetto sprawl padano che di più non si può.

Riferimenti: Edoardo Salzano, Questione femminile e altri esclusi, estratto da Urbanistica e Società Opulenta (1969)

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