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Martedì, 31 Gennaio 2023
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

2023: la Guerra Sola Igiene del Mondo?

Ricordiamo tutti la radicalità con cui il Manifesto del Futurismo all'alba del '900 faceva proprio il progetto scientifico-tecnologico industrialista estendendone i criteri all'intero ambito dell'esistenza e delle aspirazioni umane. Tra le varie efficacissime immagini di questa narrazione-promozione spiccavano come noto le masse lavoratrici di individui senza volto vomitate dalle stazioni ferroviarie dentro vie fabbriche grattacieli, o l'automobile (declinata significativamente al maschile) dotata di una estetica propria che umiliava quella dell'intera storia dell'arte e nobilitava l'aria dei propri scarichi chimici prodotti dalle esplosioni interne. Particolarmente violenta la furia distruttrice o se vogliamo ricreatrice con cui il Futurismo intendeva «glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore». Distruttrice e ricreatrice questa prospettiva di osservazione lo è se pensiamo alla natura implicitamente positiva dell'idea stessa di igiene: pulizia, eliminazione di parassiti che impediscono salute e sano sviluppo, ricreazione di caratteri originari perduti nella contaminazione con organismi alieni e via dicendo. E la cosa vale naturalmente per le menti umane al centro del progetto futurista, ma anche per le loro meccaniche estensioni nei comportamenti collettivi, nella scienza, nella tecnica, nelle loro applicazioni economiche. E il vero oggetto della guerra che è poi la macellazione sistematica di persone e cose passa così in secondo piano come una specie di ineludibile prezzo da pagare al progresso.

A ben vedere non è diversissimo da questo canto suicida (sulla pelle altrui) del Futurismo quel modo di dire entrato nel linguaggio comune mezzo secolo e due guerre mondiali più tardi, del Complesso Militare-Industriale. Denunciato come istinto autodistruttivo di fatto da uno dei suoi ex promotori come il Presidente Eisenhower nel suo ultimo discorso da massimo rappresentante nazionale, il complesso militar-industriale trova però senza cercare molto dei cantori di massa forse più efficaci e convinti degli stessi entusiasti Futuristi di due generazioni e due guerre prima. Torna nel senso comune indotto la inevitabilità igienica del «militarismo, patriottismo, gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore». Ovvero per esempio del complesso militar industriale come motore unico e privilegiato del sapere scientifico-tecnico che si riverserà poi sul resto dell'umanità (quante volte l'abbiamo ascoltata questa narrazione parlando di conquista dello spazio o semplicemente di computer internet telefonini?) anche nella forma della crescita socioeconomica degli immancabili posti di lavoro per individui e famiglie. Una autentica religione col suo credo le diramazioni il clero e pure una specie di paradiso promesso che non arriva mai.

Non può non tornare in mente questo successo del trionfo avanguardista-futurista-militare-totalitario della guerra motore del mondo leggendo un reportage giornalistico pubblicato pochi giorni fa su Bloomberg CityLab. Dove l'inviato sul fronte bellico russo-ucraino visita il territorio confinante della Polonia e una cittadina che «da sonnacchioso paesotto si trasforma nella Porta di Ingresso all'Ucraina». Il testo in sé nell'organizzazione e nei fatti riferiti non si distingue da tanti, tantissimi altri articoli dei corrispondenti di guerra in realtà: l'inquadramento politico-militare generale, la logistica e i collegamenti sul territorio, l'aspetto tragico delle vittime, degli sfollati profughi, dei danni al sistema socioeconomico sia locale che regionale … ma resta quella «trasformazione da centro sonnacchioso a nodo di flussi di sviluppo indotti dalla guerra». E, soprattutto, il fatto di trovare posto su un periodico online che da sempre è un Manifesto dello Sviluppo Urbano Locale, almeno da quando il sociologo-economista Richard Florida entrò a dirigere da par suo declinando di nuovo la Classe Creativa le pagine di politiche urbane inventate originariamente da The Atlantic. Certo l'articolo non ci parla dei trionfi finanziari di qualcuno che ha investito nella logistica del cibo in scatola o nel riciclaggio degli ordigni inesplosi nei capannoni abbandonati. Ma l'eco di quell'idea di Guerra Sola Igiene del Mondo, o se vogliamo di Complesso Militare Industriale che innesca crescita, riecheggia abbastanza esplicita.

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