Martedì, 19 Gennaio 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Ikea e la bicicletta a brugola da tenere in casa

Foto di Fabrizio Bottini

Qualche mese fa il "mondo della bicicletta" (virgolette d'obbligo) esultava perché le statistiche davano un sorpasso storico: più due ruote a pedali che quattro a motore vendute! Forse qui la prima cosa da chiarire sarebbe quel tra virgolette, però. Il mondo della bicicletta esultante per il sorpasso era – abbastanza ovviamente anche se non si coglie al volo – tutto quello che ruota economicamente attorno al settore, quello che ci vende mezzi, accessori, servizi di manutenzione, pezzi di ricambio, pubblicistica, convegnistica, siti specializzati e compagnia bella. Insomma chi sulla bicicletta ci campa, legittimamente, per carità, ma non necessariamente coincidente con chi sulla bicicletta invece ci pedala, per spostarsi da casa a scuola, al lavoro, a far spesa, a ritirare un pacco … Capisco che in epoca di dittatura della contabilità, di pervasiva ideologia liberale secondo cui quando "gira la pila" poi tutto finisce per andare benone a tutti, la differenza forse è difficile da cogliere, ma proviamo un istante a andare oltre il contagioso entusiasmo dei signori tra virgolette.

Osservando per esempio che la concorrenza per antonomasia, ovvero il settore auto, basa il suo successo monopolistico di un secolo, nel plasmare letteralmente il mondo a propria immagine e somiglianza, su una rilevata statistica che dice 23 e passa su 24. Cioè un'automobile per tutta la sua esistenza sta in media immobile parcheggiata, inchiodata a una piazzola o garage, 23 e passa ore su 24. Sembra una barzelletta sulla cosiddetta Legge di Sturgeon, ma è la pura realtà, tra l'altro spesso ripescata da tutta la recente pubblicistica sul car sharing o l'auto senza pilota, che consentirebbero di sfrondare almeno un po' quel dato miserabile. Insomma, detto in breve: quel che ti vendo a caro prezzo è solo una potenzialità, più o meno remota, sta poi a te e ad altre variabili avvicinarla alla realtà. Quindi aver venduto più biciclette non ha alcun necessario rapporto diretto con abbattere gli inquinanti, diminuire gli ingorghi di auto, e neppure vedere più gente che pedala, visto che per quanto ne sappiamo quelle bici potrebbero essere state appese al posto del lampadario in soggiorno.

Interno di casa che ci porta direttamente al tema arredamento, visto che il gigante Ikea citato nel titolo proprio di quello si occupa per mestiere: arredare la nostra casa con proposte razionali, a basso costo, contribuendo a migliorare il nostro stile di vita. La multinazionale svedese dell'autoassemblaggio a brugola di recente si è però allargata ad altri ambiti, e quest'estate come ci informa attraverso la stampa lancerà sul mercato la sua prima bicicletta componibile: Sladda, modello urbano innovativo a prezzo medio alto, concepita per un uso quotidiano, poca manutenzione, insomma tutto quanto ci fa poi pensare a cose come la mobilità sostenibile, la lotta all'inquinamento e così via. Sarà vero? Sulla base dei ragionamenti di cui sopra, ovvero che a far galoppare troppo la fantasia ci si farciscono occhi e orecchie di fette di salame, proviamo a guardarci attorno.

E senza allontanarsi troppo dai comunicati aziendali dell'Ikea con la sua nuova bici componibile accessoriata, leggiamo magari sui medesimi quotidiani e siti di informazione del nuovo grande negozio della casa svedese, precisamente il quarto nella sola area metropolitana di Milano. Sorgerà (così almeno dicono sottotraccia le ammissioni di alcuni amministratori locali) a Arese, nell'immensa area un tempo occupata dall'Alfa Romeo, già oggetto di progetti di recupero a funzioni commerciali, col solito shopping mall "più grande d'Europa" e la curiosità del primo negozio ufficiale di un'altra leggendaria multinazionale nordica, la Lego.

Qui forse è utile ricordare cosa si intende – sempre – parlando di grandi distribuzione organizzata, e specie in una grande superficie suburbana di riconversione del genere. Ovvero di un nodo a fortissimo orientamento automobilistico, con quote di piazzole per metro quadro di superficie commerciale esorbitanti, e relativi accessi, corsie, bretelle, collegamenti autostradali. E il tutto per di più in un contesto dove l'armatura propriamente "urbana", cioè quel che chiamiamo di solito centro abitato, è relativamente piccola. Risultato probabile: uno degli ultimissimi scopi per cui saranno mai utilizzate le elegantissime e sostenibilissime componibili biciclette Sladda, sarà proprio di andare là dove esse vengono vendute. Finiranno prima nel baule dell'auto, e poi chissà, con buona pace dell'idea di mobilità sostenibile, che invece di costruirci praticamente continuiamo ad alimentare di immaginario e ideologia. Certo, come nel caso delle statistiche sulle vendite decantate dal "mondo della bicicletta", le potenzialità ci sono tutte, però. Però.

Su La Città Conquistatrice una intera sezione Mobilità Dolce prova ad affrontare il tema per quello che è

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