Sabato, 5 Dicembre 2020
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Il Cittadino e l'Esperto nell'epoca del Social

Mi viene chiesto un parere da esperto su una questione urbana locale e (secondo me per fortuna) mi scatta l'anticorpo del dubbio: ma sono davvero esperto, o sono solo semplicemente un filo più addentro della media dei miei vicini di pianerottolo, in quella questione urbana locale su cui mi interpellano aspettandosi magari sfracelli? Dato che non ho alcun interesse o gusto per arricchire di un resistibile ulteriore tassello la già sterminata opinione pubblica sull'argomento, decido di scaricare la responsabilità del dubbio su un altro, nominandolo così d'ufficio in qualche modo esperto. E forse stavolta magari per caso ci ho azzeccato visto che verso la metà del testo che ricevo in cambio, trovo quanto segue: «Un piano regolatore cittadino è una specie di crogiolo dove finisce di tutto, dal campetto di periferia al profitto delle multinazionali, dall’edilizia di lusso e popolare al salvataggio immobiliare delle banche appesantite dai prestiti in sofferenza, dalle infrastrutture al riciclo di grandi opere pensate per altre epoche e strategie. Può anche uscire qualcosa di buono, dal crogiolo, ma il rischio del surriscaldamento permane». Ho scelto di rovesciare come un calzino il testo spostando, col consenso dell'Autore Esperto, questa frase all'inizio, a introdurre il resto.

Il motivo mi pare ovvio: avvertire laicamente che tutto quanto verrà detto poi all'esperto è da prendere comunque con le molle nonostante l'ottima volontà e serietà dell'interessato, perché ragionevolmente non si può pretendere che qualcuno padroneggi senza rischio di svarioni anche notevoli tutto il guazzabuglio che va dentro quel crogiolo. Magari qualche sintesi è pure possibile, ma certo mai prendere nulla per oro colato, il lettore è avvertito. C'è però da chiedersi sia quanti presunti esperti prendano queste cautele, sia quanti lettori assumano l'atteggiamento equilibratamente critico che consente al tempo stesso di considerare validissime e illuminanti certe opinioni e spiegazioni, ma di saperne cogliere il valore relativo. Ciò che pare non succedere mai ad esempio con gli esperti di discipline medico-sanitarie, un sapere che necessariamente man man cresce la scala dei problemi si fa complesso e anche contraddittorio, sino a fuggire a qualunque tentativo di schematizzazione. Che invece è indispensabile quando ci si rivolge a un pubblico a dir poco generico e indifferenziato. Un bel dilemma.

Perché il vero problema dell'esperto vero, in realtà, è proprio quello: comunicare adeguatamente nel merito, nel metodo, e oggi nel contesto. Esistono linguaggi e schematizzazioni molto efficienti in una situazione che non lo sono affatto in un'altra. C'è un pubblico da convegno (come spesso paiono supporre certi grandi luminari molto disponibili ai predicozzi ma molto meno a adeguarsi) in grado di distinguere tra verità supposizione pura battuta o auspicio, e altre anime semplici che distinguono tutto solo tra verità e menzogna, pronte a confondersi. La cosa vale per qualunque scienza o disciplina, da quelle medico sanitarie a cui ci siamo riferiti qui, a quelle urbane (altrettanto complesse, è il caso di ricordarlo, e che la salute addirittura la comprendono) da cui era partita la riflessione. È vero che dentro al piano regolatore finisce un po' di tutto, come prescrizione, programmazione o puro auspicio, ma quando lo si traduce in narrazione o addirittura in comunicazione puntuale specialistica, meglio differenziare, specificare se si sta usando un metodo induttivo per proiettare sul tutto il dettaglio, oppure si parte da un principio generale per giudicarlo, quel dettaglio. L'esperto, in fondo, sua mamma l'ha fatto studiare perché fosse in qualche modo utile all'umanità, non certo perché confondesse le idee senza accorgersene.

La Città Conquistatrice – l'Urbanista
 

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