rotate-mobile
Giovedì, 26 Maggio 2022
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Il Cuore di Tenebra della Città Infinita

Stavolta partiamo da una vignetta divertente, che con qualche spunto grafico meno rudimentale di quello della fanzina di paese anni '50 da cui è tratta, potrebbe tranquillamente fare da sfondo a un episodio dei Peanuts di Charles Schulz, con Lucy che tormenta di stupide moine il pianista Schroeder su un lato della strada, mentre ha appena svoltato l'angolo opposto la testa tonda di Charlie Brown che porta la ciotola della pappa a Snoopy in fondo al giardino. La pagina del Levittown Outlook 1959 che ci interessa qui, però, è rivolta a una prospettiva adulta più alta delle ginocchia a cui si fermano i bambini, e vuole a suo modo raccontaci un capolavoro di fai-da-te del giovane capofamiglia intraprendente: vessato dalle classiche «assurde regole del comune e del condominio» che gli impediscono di essere padrone a casa sua e proteggere la proprietà con adeguate recinzioni murarie, ha escogitato una geniale e coerente soluzione: il fossato con ponte levatoio, insuperabile dai monelli che vogliono giocare con la palla nel suo giardino a rischio di pestare l'erba e magari rompere un vetro. In fondo il nostro giovane intraprendente capofamiglia, insinua l'autore della vignetta, George Ryan, non fa altro che tradurre in pratica le promozioni immobiliari del guru William Levitt, copywriter capitalista di questo suburbio infinito anni '50, che promette a tutti i reduci della seconda guerra mondiale di realizzare (coi mutui agevolati anzi stracciati del Governo Federale) nei quartieri di villette che prendono il suo nome, Levittown, il Castello della Famiglia. E il castello, si sa, senza ponte levatoio non è un vero castello.

E in effetti a parte l'automobile comprata a rate per arrivarci (anche nelle versioni in pietra dei Flintstones, o volanti dei Jetsons) quel villino in fila sulla strada a varie distanze dagli altri simili, aspira ad essere un castello medievale sin dal principio. Quando il giardiniere vivaista Andrew Jackson Downing verso la metà del XIX secolo inseriva nel suo catalogo di sementi e alberi da frutto, dei casotti prefabbricati, decisamente più grossi della media, dove sistemare anche la famiglia oltre che gli attrezzi da giardino del fine settimana. Era nato il castello medievale di massa del ceto medio industriale di massa, dove ambientare la propria saga tascabile, immaginaria, un po' psicopatologica come ci spiegherà nella seconda metà del '900 l'urbanista gender Dolores Hayden studiando i «Manuali per l'Angelo del Focolare» scritti dalla meno famosa delle sorelle Beecher, Catherine, che pur non avendo mai messo su famiglia dettava legge in materia: dove e come abitare, quanti figli, come allevarli, quanto tempo dedicare al coniuge e quanto alla cura della casa e dell'orto-giardino, ricevere i vicini sì ma con parsimonia … Il tempio di questa paradisiaca esistenza ideale, Eden e Gerusalemme Celeste mescolati su catalogo promozionale, era (ed è ancora) il cottage suburbano. E che importano le critiche bonarie del vignettista che mette un sordido fossato al posto del candido steccato? O quelle assai meno bonarie del vicolo cieco socio-culturale dentro cui caccia più o meno contemporaneamente i suoi personaggi l'autore di Revolutionary Road?

Il villino del destino drammatico e claustrofobico, entrambi, villino e destino, riprodotti in serie all'infinito nella Città altrettanto Infinita che città non è affatto, totalmente priva del civismo, dello spirito di convivenza civile e cooperativa e laicamente empatica che anima la città vera, discendente virtuosa del castello anziché coltivatrice perversa di ciò che accadeva nelle segrete e cantine del medesimo castello. Le dinamiche artificiose della società artificiale imposte dentro l'ambiente claustrofobico del tinello del giardino della tavernetta proprietari. Il capofamiglia monopolista della formazione del reddito e delle comunicazioni con l'esterno. L'angelo del focolare a reggere il peso esecutivo della manutenzione-riproduzione dell'identico. Gli inquieti bambini-adolescenti che ha tanto bene fotografato nelle psicologie essenziali l'album best seller Suburbs degli Arcade Fire. E anche oggi, in questa primavera italiana 2022 in cui le cronache sono dominate dagli strascichi della pandemia e dagli assurdi della guerra mondiale incombente, non si può davvero fare a meno di notare come l'unica pagina dissonante, quasi rassicurante se vogliamo, sia l'ultima storia di femminicidio-familicidio ambientata a Samarate, ridente fila di villette fronte pista hub aeroportuale e comoda autostrada orbitale. Immersa nel verde. Ma naturalmente le indagini si orientano altrove.

Fabrizio Bottini, La Villettopoli Sciupafemmine

Il Cuore di Tenebra della Città Infinita

Today è in caricamento