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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Il suicidio del territorio locale nel Nord-Est

Nelle selvagge savane di capannoni da cui scrivo circola un giornale quotidiano indispensabile cartina di tornasole per capire dove sta andando il nostro territorio. È una specie di bacheca-lista dei desideri delle categorie produttive locali, e siccome, la pianificazione urbanistica e territoriale la dirigono di fatto loro… tanto vale usare quel giornale come oracolo per comprendere quale nuova infrastruttura o altra diavoleria burocratica si stia escogitando per dar sfogo a ciò che un accorto sociologo qualificherebbe «ideologia flusso-sviluppista»: spostamenti e crescita economica insieme. Senza il flusso, fatto di mezzi privati e strade/autostrade, non può esistere la vita, secondo una visione del mondo che pervade questi luoghi e pare non avere concorrenti in grado di metterla in crisi. Spesso la lista dei desideri pubblicata dal giornale è anticipata da un «Prequel» dove per diversi giorni si susseguono titoli in prima pagina, dove si aizza il lettore alla ribellione contro la malasorte che blocca lo slancio futurista a sfrecciare con l'auto da un angolo all’altro della provincia o regione alla frenetica ricerca di servizi, lavoro, intrattenimento, gastronomia degustazione eccetera eccetera.

Ultimamente però pare ci sia qualcuno che vuole, per qualche motivo, mettere i bastoni tra le ruote a questo ben oliato meccanismo di iper-dispersione territoriale, spostamenti continui indispensabili a connetterla, costi collettivi esorbitanti generati a cascata. Certo, bastoni tra le ruote è parola grossa, diciamo stuzzicadenti. Questo guastafeste sarebbe l’Unione Europea, che nelle ultime settimane prima è intervenuta sull’efficientamento energetico degli edifici indispensabile nei prossimi anni, poi sull’efficientamento ambientale delle automobili con la transizione dal motore a scoppio a quello elettrico. Apriti cielo. È subito partita la campagna mediatica contro questa fredda burocrazia continentale europea lontana dal popolo, che assurdamente dichiara guerra alle genuine filiere automobilistiche e alle proprietà edilizie familiari. Come minimo per distruggerci, annientarci, consegnarci legati mani e piedi alla Cina, espropriarci dei nostri beni immobili spedendoli fuori mercato. A leggere quel giornale le cose andrebbero proprio così, i toni sono catastrofici, pare manchi solo il complotto ordito assieme a misteriosi poteri forti globalizzati e la narrazione sarebbe pronta per esser diffusa sulla Rete in certi siti e profili fantasiosi a gettone.

Eh sì, che quelle stesse categorie, spesso si vantano di essere in connessione col mondo, di non avere certamente una visione localistica. Si vantano (e non senza qualche ragione in questo caso) di essere classi dirigenti creative, resilienti, di non essere restie verso il cambiamento e il futuro. Puntualmente, chissà perché, quando per qualche motivo qualcuno mette in questione (e neanche più di tanto a ben vedere) quel sistema che chiamiamo «flusso-sviluppista» pretendendo almeno una certa efficienza tecnica per non farci morire subito asfissiati, si alzano barricate vittimistiche, campanilistiche. E suicide. Perché quell’aria, quella stessa aria respirata dagli sviluppisti e dalle loro sacre famiglie, episodicamente ben evidenziata dai dati come una delle più inquinate d’Europa, la respirano tutti.

Ci si chiede per quale oscuro motivo non si possa accogliere, alla nostra salute, almeno un minimo di miglioramento di quel sistema senza neppure metterne in discussione la struttura. E invece no: il fai da te senza alcuna regola (poco importa se da Roma, Bruxelles o dal capoluogo regionale) non dettata dai propri istinti, rischia di diventare una pala per scavarci la fossa. Una fossa ambientale ma, prima ancora, economica e sociale. Provare a spiegare ai nostri eroi che quella modesta tomba ce la stiamo scavando da soli senza aiuti esterni è davvero impresa ardua. Oppure in fondo già lo sanno, ma l'importante è non sentirsi in colpa e inventare un capro espiatorio.

Altri articoli sullo stesso tema: La Città Conquistatrice - Autostrade.

*testo Robert Maddalena, immagine F. Bottini 

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