Giovedì, 26 Novembre 2020
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

L'assessore e la percezione della città

Parecchi anni fa mi capitava spesso di discutere con la povera mamma su una curiosa divergenza di opinioni riguardanti il percorso migliore per andare da casa alla nostra filiale di banca. Percorso praticato assai di frequente, sia perché non esisteva tutta la possibilità odierna di operazioni a distanza, sia perché quella filiale in realtà si collocava in un passaggio imbuto chiave chiave verso parecchie altre destinazioni. Uscendo da casa si poteva imboccare la via del nostro civico e arrivare al primo incrocio qualche centinaio di metri più in là, sul lato destro del palazzo che ospitava la filiale di banca. Oppure attraversare una passerella sopra la ferrovia e imboccare una più stretta parallela raggiungendo il fianco sinistro del medesimo palazzo. In entrambi i casi per entrare si svoltava, a sinistra oppure a destra, per arrivare alle porte scorrevoli collocate tradizionalmente al centro. Due percorsi speculari, identici, verificabili in mappa (erano per inciso i due lati esterno e interno dell'ex bastione storico della città raso al suolo e edificato tra il XIX e il XX secolo) ma non secondo mia madre, graniticamente convinta che la strada più stretta fosse anche infinitamente più lunga. E a nulla serviva mostrarle delle carte, provare a spiegarle il concetto, chiarire che in realtà certo forse camminare dove c'era qualche vetrina in più serviva ad accorciare soggettivamente la strada, lasciandola identica. Niente: era molto più breve di là, e valeva la pena anche di farsi spruzzare da tutte quelle auto nei giorni di pioggia, invece di allungare il percorso sulla via più piccola e meno trafficata.

Mi è tornata in mente questa storiella aneddotica, leggendo il comunicato del nostro assessore all'urbanistica che raccontava l'importante accordo raggiunto finalmente per il riuso di un'area ferroviaria dismessa, e la realizzazione di un nuovo quartiere. Perché dopo una doverosa breve descrizione dell'accordo formale tra proprietà, Comune e «sviluppatore» come recita il neologismo anglosassone, tra i grandi vantaggi della prossima grande trasformazione urbana si decantava la possibilità di raggiungere finalmente in cinque minuti dalla fermata della metropolitana l'importante destinazione culturale che si trova sull'altro lato della ferrovia. Perplessità, rilettura del comunicato, piccolo controllo sulla mappa giusto per conferma dato che quel percorso lo faccio da anni un giorno si e l'altro forse, e no, proprio no: andare dalla fermata della metropolitana alla destinazione culturale è esattamente come pensava mia madre il suo percorso da casa alla filiale bancaria, identico sia che passi da una parte sia che passi dall'altra. L'unica differenza è che la strada A nel nostro caso esiste da sempre, e quella B sta nella proposta di trasformazione dello sviluppatore, il quale magari ci ha pure scritto dentro «attraverso il nostro quartiere si arriva dalla metropolitana al centro esposizioni in cinque minuti a piedi!» WOW! Peccato che ci si arrivi esattamente negli stessi cinque minuti anche adesso, passando certo da un'altra parte. Niente di male in sé, ma come nel caso di mia madre manca qualcosa.

A mia madre mancava riconoscere che forse, come tentavo di convincerla io, quel percorso su un lato della ferrovia in trincea anziché sull'altro non era più breve, ma meno noioso,magari un po' più arioso. All'assessore, forse un filo più colpevolmente, manca accorgersi che non sta facendo precisamente e perfettamente il suo mestiere, facendosi in quel modo promotore di un progetto privato per la cui descrizione usa i medesimi criteri decantatori dello sviluppatore senza neppure rendersene conto. Attraversare un nuovo quartiere, che come ci raccontano sarà sostenibile bellissimo pieno di verde vita negozi occasioni, può essere meno noioso che uscire dalla metropolitana, attraversare il cavalcavia ferroviario lì da molti decenni e poi seguire i margini dello scalo dismesso fino alla fondazione culturale che è la nostra meta. Ma non c'è neppure bisogno della mappa o di altre rilevazioni diverse dalla banalissima esperienza dei luoghi, per capire che quei cinque vantati minuti di passeggiata restano identici da qualunque parte si voglia passare, di qui o di là. Una sbadataggine, certo, niente di importante, da vantare c'è soprattutto l'accordo con quell'interesse privato, che nella mente dell'amministratore pubblico si traduce anche in un vantaggio collettivo. Ma quale? Quello che ci racconta l'interesse particolare, preso identico e fatto proprio? C'è un piccolo problema di metodo, sembrerebbe, e può essere indizio di altri problemi. Saperlo, riconoscerlo, può aiutare a risolverli. Considerare questo spunto solo pregiudiziale polemica invece non aiuta a nulla.

La Città Conquistatrice – Riqualificazione Urbana

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