Giovedì, 28 Ottobre 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

L’Assessore Ombra all’Idea di Città

Dopo il trionfo personale dell’elezione a grande maggioranza al primo turno, e il successo senza precedenti dello schieramento politico che lo sostiene, il Sindaco uscente e rientrante di Milano ha velocemente composto e presentato alla città la Giunta con cui intende governare nel prossimo mandato amministrativo. Contrariamente alle intenzioni dichiarate in precedenza, pur nel rinnovamento totale delle deleghe tematiche restano alcuni Assessori del mandato precedente spostati ad altre responsabilità. Uno di questi da titolare dell’Urbanistica aveva avuto dei contrasti col Sindaco su uno dei grandi progetti di trasformazione centrale della città, e in molti interpretano anche così quella mancata conferma. La nuova delega di settore suscita altre complementari perplessità visto che neppure ha la medesima etichetta: si chiama infatti Riqualificazione Urbana anziché Urbanistica ed è (fatto senza precedenti) affidata a un tecnico dipendente del Comune. Certo si era parlato di delegare alcune competenze a tecnici esterni all’amministrazione e ai partiti ma (insieme ad altre collaterali opzioni di formazione della Giunta) questo è stato interpretato in primo luogo da una parte della stampa come “scelta di avocare a sé alcune decisioni strategiche” anziché fidarsi della discrezionalità altrui che come già accaduto con l’ex assessore all’Urbanistica può essere foriera di brutte sorprese.

Secondo alcuni osservatori dell’area di opposizione quella delega a un tecnico interno all’Amministrazione non sarebbe solo irrituale e inopportuna, ma addirittura illegale. Certamente però l’operazione si presta a interpretazioni più ampie sia per spettro politico-amministrativo che strategie, pur senza contraddire ipotesi spiegazioni e anche giudizi di legittimità così come riassunti. Proviamo a ricomporre un quadro partendo dal punto che parrebbe il più debole, discutibile e in effetti assai discusso: quella che è stata definita una non-delega al tecnico interno con dubbi di legittimità. E consideriamo l'aspetto apparentemente marginale del cambio di nome da Urbanistica a Riqualificazione Urbana: ha due spiegazioni perfettamente complementari, una tecnica e una politica. Quella tecnica a sua volta rinvia a un altro aspetto politico che è quello delle scelte ambientali: da molto tempo si replica a molte critiche alle strategie urbanistiche del Comune col fatto che il denunciato consumo di suolo in realtà sarebbe stato azzerato dallo strumento urbanistico generale del Piano di Governo del Territorio. E ricordiamo che in senso stretto la parola Urbanistica sta a indicare gestione della espansione urbana: delegare la Riqualificazione e in realtà avocare a sé un indefinito «resto fondamentale delle questioni» significa esprimere un concetto diverso di Urbanistica, probabilmente abbastanza inedito nel panorama italiano, che potremmo probabilmente chiamare propriamente «Idea di Città» ben diversa da quella tradizionalmente accettata e che in fondo definisce gli strumenti vigenti.

L'espansione come nuove urbanizzazioni e valorizzazioni azzerata, delegata la riqualificazione (per esempio riorganizzazione funzionale, densificazione, ricostruzione per parti del tessuto) resta in realtà moltissimo a definire ciò che possiamo chiamare sviluppo locale in senso lato, e che ben si addice a una figura di sindaco con ruoli anche manageriali. A partire certamente dallo sviluppo economico e sociale, che non a caso là dove l'urbanistica ha avuto percorsi e legittimazione diversa dal nostro paese si esprime nel cosiddetto General Plan, i cui capitoli vanno molto oltre la pura regolamentazione prescrittiva dell'uso dello spazio edificato verde e infrastrutturale per affrontare molto altro. Certo mescolando il proprio livello di governo con altri, col mercato, con l'interazione o partecipazione, ma al tempo stesso influenzando in modo determinante moltissimi aspetti che naturalmente non sono di «competenza urbanistica» per il solo fatto di aver avuto traiettorie storicamente diverse: a partire dai trasporti, alle attività economiche, ai servizi e infrastrutture. E che sono per esempio in sostanza le diramazioni che accompagnano politiche urbane di tipo ambientale, energetico, climatico, infrastrutturale, o particolari come quelle del dopo pandemia o di eventi come le previste Olimpiadi. Forse la possibilità di esprimere e gestire coerentemente una «Idea di Città» anziché il governo degli indici di fabbricazione o la contrattazione degli oneri di urbanizzazione, vale la forzatura politica di questa distribuzione decisamente anomale delle deleghe, che però ricorda assai sistemi di governo locale diversi dal nostro dove l'equilibrio tra il primo cittadino eletto e le forze politiche che lo sostengono non è soggetto per tutto il mandato a verifiche e trattative. Certo poi esistono interpretazioni ben diverse e più maligne di tutta la faccenda: ma non possono convivere con questa?

La Città Conquistatrice – Sviluppo Locale 

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