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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

La dilagante High Line de noantri

In questi giorni dentro al peraltro abbastanza virtuoso Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile di Milano, ha fatto nel nostro paese il suo debutto ufficiale il concetto di «High Line Virtuale». Debutto ufficiale perché sta dentro a un piano con tutti i timbri, naturalmente, dato che quello ufficioso, praticamente in tutto il mondo, è avvenuto nell'istante esatto in cui le riviste hanno cominciato a sfornare immagini e articoli su quel progetto ciliegina che completava la lunga e travagliata storia di una riqualificazione urbana in una zona ex industriale di Manhattan. Ma si cercherebbero quasi sempre invano, dentro ai milioni di tentativi di imitazione al limite e oltre il ridicolo, i riferimenti di metodo e contesto: High Line vuol dire santificazione assoluta e dogmatica di una qualsivoglia fila di fioriere, quanto «high» e quanto «line» poi dipende dai gusti dei proponenti, di tutti e qualsivoglia proponenti. Perché forse sta qui il vero inghippo, ovvero nel successo dello slogan presso infinite fasce di possibili stravaganti progettisti e promotori, un successo a cui non corrisponde alcuna capacità, voglia di costruirsela, e in fondo disponibilità a capire alcun che. Tutti vogliono la High Line, anzi la pretendono, ma nessuno sa né vuole sapere cosa sia.

La cosa corrisponde perfettamente a quel confuso desiderio di partecipazione alle decisioni, per scarsa o nulla fiducia verso i decisori ufficiali, e che fa esprimere a chiunque un suo «semplice progetto» di riorganizzazione del mondo, o del quartiere, a seconda dei casi. Del resto i milioni di serissimi «esperti» che si scatenano sul web ad ogni occasione, dalla lotta alle epidemie alla vita nell'universo al migliore accostamento cravatta calzini, la raccontano lunga sul genere di progettualità che riesce ad esprimere un approccio del genere, partendo dal puro sospetto sulle intenzioni altrui. Al sottoscritto è successo pochi giorni fa di intravedere un'idea (chiamiamola così) di High Line del genere spuntare in un dibattito semi istituzionale sul profilo social di un amministratore, per giunta con competenze anche tecnico.scientifiche in materia. Un «amico» interveniva sostenendo la necessità di «pedonalizzare completamente» una via, usava anche una terminologia abbastanza corretta, magari aveva anche addirittura studiato a modo suo la questione. Il fatto è che sparava stupidaggini abissali, per il semplice fatto di non considerare minimamente il contesto, ovvero che quella via è un asse di comunicazione, ha un prima e un dopo (nel caso specifico collega un nodo urbano con l'unico attraversamento di una barriera), contiene infrastrutture di trasporto importanti come le rotaie di un tram, collegate a una linea che si sviluppa su quindici chilometri.

Macché, il nostro progettista monocorde, granitico e sprezzante verso chi educatamente provava a ricondurre la discussione su binari più ragionevoli e consequenziali, ribadiva: «il tram lo spostiamo in un'altra via, lì bisogna fare tutto a verde». Di sicuro stava pensando al suo rendering, alla sua High Line neanche tanto High visto che sarebbe a livello della strada, e che vadano al diavolo quelli che aspettano il tram deviato «altrove». Ma la questione esce ovviamente dal campo solo psichiatrico di qualche pupone con problemi di immaturità, quando ci accorgiamo trattarsi di problema di massa, e che masse. La loro High Line personalizzata la pretendono tanti, tutti, praticamente ogni cittadino a cui è capitato di leggere qualche riga a proposito, e di abitare o lavorare dalle parti di una via, un ponte, una linea tranviaria o ferroviaria magari perfettamente funzionante, ma che non gli aggrada. La leviamo di torno, pensa, e ci mettiamo una bella fila di graziose fioriere, tanto più carine dei vagoni, dei motorini, di quell'asfalto che d'estate caccia caldo peggio di un forno. E infine ci si mette, ahimè, anche la politica, quando invece di svolgere il proprio ruolo «alto» e pedagogico, provando a interpretare e contestualizzare quelle legittime aspirazioni a una città migliore, risponde: ma sì, e diamogliela, questa High Line, visto che la vogliono. Con quello che pare un arbitrio improvvisato, praticamente identico a quello dei cittadini progettisti improvvisati. Forse si può fare di molto meglio.O no?

Su La Città Conquistatrice parecchi articoli dedicati alla High Line «vera e finta» 

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