Martedì, 28 Settembre 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

La forma segue la funzione, ma quale funzione?

Pare che i bresciani, o almeno alcuni bresciani, ci siano restati male per vedere sfumare forse definitivamente – ci racconta l'edizione locale del Corriere della Sera - «la possibilità di regalare all’Expo 2015 e all’Italia una concreta occasione di porre in vetrina uno degli emblemi del Made in Italy». Quale emblema del made in Italy volessero mettere nella vetrina di una Expo dedicata all'agricoltura e alimentazione, è presto detto: la loro Mille Miglia automobilistica, con almeno il passaggio delle vetture storiche della corsa dentro al sito espositivo, davanti al pubblico si presume (presumono loro) festante. E invece sarebbe assai sperabile che quel pubblico, davanti all'esibizione muscolare di certo maschilismo petrolifero novecentesco, si mostrasse quantomeno allibito, un po' decisamente contrariato. E girasse le spalle agli emuli tardivi di Marinetti, interessandosi invece delle altre cose più serie dell'esposizione, che pure ci sono per quanto semisepolte sotto la valanga di trasformazioni del territorio, locale e non, accessoria ma nulla affatto coerente ai temi del produrre cibo e alimentarsene. E questa delle corse automobilistiche e dell'alimentazione, delle autostrade multicorsia e dell'agricoltura, è solo l'ultima e nemmeno la più vistosa delle dimostrazioni di quanto ormai i progetti di trasformazione territoriale paiano del tutto avulsi dall'antico slogan: ad ogni funzione corrisponde una forma.

Certo, è ovvio fino al patetico che una corsa in macchina non si mangia e non si coltiva, ma è un pochino meno ovvia la non corrispondenza di tanti, tantissimi progetti a qualsivoglia logica funzionale. Un tema di cui si continua a parlare è quello dell'alta velocità ferroviaria, e le due ultime polemiche locali prese a caso confermano quella che dovrebbe davvero saltare all'occhio come situazione surreale, e invece non salta affatto. Il riferimento è alle due stazioni di Vicenza, e della cosiddetta Media Etruria, due linee diverse, due casi diversissimi visto che nel primo si parla già di un progetto mentre nel secondo ancora si discute molto in generale, ma in entrambi i casi si ripete il medesimo schema di questo sedicente grande piano di modernizzazione nazionale. Ovvero che dopo aver progettato qualcosa che dovrebbe spostarsi velocissimamente tra un punto e l'altro, prima moltiplicando all'infinito quei punti si rallentano moltissimo le velocità, e poi trasforma qui, trasforma là, si sconvolgono anche i nodi che si volevano connettere. In pratica è come se comprassimo una macchina velocissima, costruissimo un'autostrada a tante corsie per farcela sfrecciare sopra, ma ogni chilometro ci mettessimo un intricato svincolo che è obbligatorio percorrere, fermarsi, ripartire, fino al successivo e così via. Risultato, ci si muove alla stessa velocità di prima, dopo aver investito una montagna di risorse.

Ecco, forse è quell'aspetto, l'unico che pare interessare: le auto da corsa che sfilano davanti a un pubblico interessato all'agricoltura, o le stazioni che squarciano un centro urbano anziché servirlo, hanno una forma che corrisponde a un'unica funzione: quella di far girare quattrini. Lo chiamano lo sviluppo del territorio, ed è una indebita traduzione dell'inglese “development” che vuol dire di solito costruzioni, strade, reti, insomma urbanizzazione. Un ultimo caso, del tutto diverso a più assimilabile alla cronaca nera, pare però collocarsi nella medesima scia culturale. Nell'area metropolitana bolognese un sindaco ha denunciato alla magistratura quelle che ritiene essere minacce dirette alla sua persona, da parte degli interessai a un progetto di nuova espansione che la sua maggioranza intende cancellare dalle previsioni urbanistiche. L'analogia con gli esempi abbastanza surreali riportati sopra, e con tanti altri casi simili, la si trova contrapponendo le argomentazioni del sindaco con quelle dei responsabili della cooperativa proponente il progetto: da un lato l'amministratore parla dell'intenzione di cancellare spreco si suolo, impatti ambientali e sul traffico, inutile crescita quantitativa dell'urbanizzato, dall'altro si risponde (ovviamente condannando le minacce) discettando di «interessante occasione economica». Come per le macchina da corsa bresciane o i treni che irrompono a caso tra città e territori, a nessuno viene in mente di chiedersi: ma interessante occasione economica per far cosa? E la risposta, ahimè piuttosto squallida, suona sempre, trasformare metri quadri di terra e metri cubi di aria in rendita. Il resto sono chiacchiere, schizzi commissionati ad hoc per i gonzi, vaghi riferimenti alla misura d'uomo, al Made in Italy, o a chissà cosa. Quanti ne avete di casi del genere, solo nel vostro quartiere?

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