Martedì, 19 Gennaio 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

La tua pista finisce qui Gringo appiedato!

In fila alle casse ben organizzate a distanza di sicurezza sanitaria le persone singole o a rare coppie portano avanti da una posizione all'altra gli articoli da pagare, avanzando piuttosto rapidamente mentre altri si accodano ordinati. A colpo d'occhio in tutto il vasto schieramento se ne vedono solo due con qualcosa di ingombrante caricato sul carrello, tutti gli altri hanno tra le mani piccole buste, scatole, qualche barattolo. Eppure lo sterminato parcheggio fuori dal grande negozio fai-da-te edilizia falegnameria vernici ferramenta ingrosso e dettaglio trabocca delle loro auto: possibile che tutti tutti tutti vengano da così lontano a comprarsi una busta di tasselli diametro sei a gancio o il ricambio delle punte del trapano? E a giudicare da come sono vestiti, oltre che dal tipo di veicoli nel parcheggio, neppure dovrebbe trattarsi di artigiani capitati qui a far scorta di qualcosa durante il giro tra i cantieri della mattinata. Quelle persone in fila sono per una quota prevalente comuni cittadini residenti nei paraggi (peraltro fittissimi di case come si vede anche attraverso le vetrate) che fanno l'equivalente hobby tempo libero di una spesina quotidiana al negozio d'angolo, del tipo per cui non ci si pensa nemmeno una frazione di secondo a scomodare l'auto, preferendo una passeggiatina igienica attraverso qualche isolato e i giardinetti delle scuole. Ma a impedirgli quella possibilità ci ha pensato direttamente il management della catena commerciale, optando in toto per l'organizzazione Auto-Oriented Shopping: accesso da svincolo-rotatorie senza marciapiede, sterminato parcheggio tutto da attraversare con circospezione una volta scesi dall'auto, collocazione nel bel mezzo di atri scatoloni analoghi con medesima urbanistica pur a diversa destinazione.

Me ne sono accorto piuttosto bene da solo cercando di arrivarci comunque, a piedi, da casa. Poche centinaia di metri seguendo con molta prudenza i margini di carreggiate a scorrimento veloce, fiutando per così dire l'usta di chi mi aveva preceduto nell'eroica impresa di comprarsi un pennello a piedi, e le cui tracce portavano a un varco nella siepe (chissà se progettato dal giardiniere o scavato da altri commandos della pedonalità militante nonostante tutto). Clienti apparentemente identici quanto a possibilità e disponibilità di spesa, virtualmente numerosissimi facendo il classico calcolo da bacino di utenza sulla densità di popolazione, ma brutalmente rifiutati perché non auto-muniti come recita il manuale di progettazione anni '60. Lo stesso che ha introdotto i carrelli della spesa grandi esattamente come un carico di baule, o l'esclusiva delle confezioni giganti «scorta» da quaranta pezzi che nessuno potrebbe mai portarsi a casa camminando e neppure sull'autobus. Forse l'ingegnere progettista di tutto quello spaghettificio di corsie impenetrabili pensava al portafoglio coi soldi in termini di monete metalliche pesantissime, venti chili almeno per comprarsi un etto di merce e così via. È l'unica spiegazione salvo l'altra, ovvero che non si concepisce proprio il cliente umano senza l'appendice veicolare obbligatoria. Con la mia spesina da cinque euro per tre etti di peso circa nello zaino, imbocco un altro pertugio nella siepe ed esco dall'altra parte dei parcheggi, ad esplorare una via di ritorno alternativa all'andata.

Subito inciampo in un collega pedone che non ce l'ha fatta, travolto sulle strisce da qualche cliente frettoloso e rimasto lì spiaccicato sull'asfalto (gli dedico a eterna memoria l'immagine di copertina). Collega peloso e quadrupede, probabilmente non cliente con capacità di spesa, nondimeno identico a me nell'essere privo di automobile e quindi poco gradito da quelle parti, ben gli sta penseranno in molti, che si prendano la patente queste bestie incivili! Qualche centinaio di metri di nuovo percorsi circospetto in bilico sulla striscia di limite carreggiata ed eccomi già in vista della civiltà urbana, con le sue fermate dell'autobus, marciapiedi, piste ciclabili, persone camminanti e vive, ma per arrivare alla mitica «misura d'uomo» devo sorbirmi l'ultima ordalia, lo scontro con una terribile Cerbera Starnazzante Sports Utility. Che a cavallo delle sue due tonnellate di lamiera mi scivola accanto, taglia strada, marciapiede, ciclabile, fino a piazzarsi esattamente davanti alla mia punta dei piedi, di traverso su tutto il percorso che si voleva dedicato. Non a lei, a me e a quelli come me. Ma siamo all'uscita delle scuole, e l'umanità come ben sanno i lettori evapora, lasciando posto alla ferocia della Cioccia Ansiosa Assassina Automunita, pronta ad ogni efferatezza pur di recuperare il Pupo sul cancello. Anche a costo di cospargere di morti e feriti tutto il tratto di strada antistante, che sia carreggiata marciapiede, Ztl, nulla può fermare la Maternità Meccanica. Mi sono limitato al terribile insulto: «Analfabeta Suburbana Incivile». Pura constatazione, tanto non capisce la povera bestiola coi tacchi.

La Città Conquistatrice – Automobili

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