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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Piano di Mobilità o Progetto di Ciclabilità?

Ogni tanto si prova con qualche successo ad uscire dalla micidiale trappola delle Piste del Sindaco per le Vedove. Ovvero quegli eleganti ordinatissimi e attrezzati percorsi alberati e dotati di panchine, a volte coincidenti col Viale delle Rimembranze anche se con qualche variante tecnica, che coprono la distanza di qualche decina o centinaio di metri tra il sagrato della Parrocchiale e il chiosco dei fiori contro il muro del Cimitero accanto all'ingresso in fondo al parcheggio. Superamento della Pista delle Vedove significa anche, in senso un filo più ampio, superamento della spinta propulsiva logica che le sottende, ovvero l'idea di un investimento in infrastrutture per segmenti, da origine A a destinazione B, senza badare troppo alla qualità funzionale di quei due punti, a volte senza badarci affatto come quando si tratta semplicemente di un luogo qualsiasi in cui si rendeva possibile iniziare il cantiere per qualche ragione. A costruire una «rete» che diventa tale solo nei comizi elettorali o nei bilanci, quando a sommarsi non sono i percorsi fisici, ma i denari stanziati, spesi, o quelle isolatissime tratte diventate per magia cosa unica. A farle diventare davvero cosa unica, stavolta ci (ri)prova «Cambio - Il Biciplan della Città metropolitana di Milano».

Un vero e proprio progetto a scala di regione urbana sovracomunale che dal 2022 (quando si inaugurerà il primo importante cantiere di «ricucitura del collegamento» al Parco dell'Idroscalo) intende «Cambiare il modo in cui le persone si spostano quotidianamente nel territorio della Città metropolitana di Milano aumentando la quota di spostamenti che vengono fatti in bicicletta può trasformare positivamente non solo il settore dei trasporti ma l’intera società ed economia che ruota intorno al capoluogo milanese». Operando per una vota sulla base di uno schema-modello generale di grande scala anziché per segmenti, facendolo in forma integrata radiale e tangenziale, innestandosi in parte non solo sulle strutture di mobilità ciclabile esistente che intende rafforzare e completare, ma anche sul pregresso e il progetto delle altre reti di trasporto stradale, pubblico su gomma e soprattutto rotaia, sull'organizzazione funzionale e dei servizi metropolitani. Perché ovviamente se si vuole promuovere il ciclismo urbano non basta ripetere all'infinito quanto sia bello, buono, sano, divertente, economico, ma anche a cosa serve praticamente (oltre al buon umore individuale e collettivo che non si butta mai via per carità): vado in ambulatorio, in posta, in banca, al supermercato, e ci posso andare comodamente pedalando anziché tirar fuori l'auto ogni volta.

Però proprio quest'ultima osservazione sulla integrazione del Piano di Ciclabilità alle reti funzionali e dei servizi metropolitani in qualche modo ci induce ad una riflessione: si tratta davvero di un Piano oppure dello schema attuativo di un grande progetto di ricomposizione per parti? Dicesi piano in senso proprio una idea generale sostenuta da linee strategiche di massima che però non si concreta necessariamente in una «forma attuativa», nello stesso modo in cui i flowchart di impresa sono soltanto schemi gerarchici e di interazione e non la pianta di un ufficio con le scrivanie più o meno raggruppate o allineate. In sostanza in questo pur virtuoso tentativo di affrontare il tema della mobilità a basso impatto si ripete quell'idea di Piano-Progetto che pur basato su uno schema di massima anziché su una ipotesi di trasformazione dettagliata (la cosa si legge benissimo dai modelli radial-tangenziali proposti con le integrazioni agli altri sistemi) in pratica sembra più voler assorbire la città che integrarsi ad essa. Avrebbe autentico senso strategico e di Piano se si trattasse di un Capitolo di programma generale della mobilità a sua volta inserito nel quadro urbanistico funzionale e di organizzazione dei servizi. Ma così, nato e cresciuto evidentemente in una prospettiva «specializzatamente ciclistica» rischia di essere piuttosto fragile e infrangersi contro la prima variazione di rilievo di equilibri esterni, magari indotta banalmente da qualche nuovo trabiccolo tecnologico per spostarsi. E farci tornare di botto alle Piste del Sindaco per le Vedove.

Riferimenti: Città Metropolitana di Milano – Cambio il Biciplan 

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