Città conquistatrice

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Politiche urbane e feticci sacri

Desta a dir poco sconcerto il fatto che sia stato approvato con largo consenso l'ennesimo processo di rottamazione di automobili da sostituirsi poi con nuovi veicoli semplicemente e formalmente più nuovi, con poco o punto riguardo alla propulsione elettrica o a combustibile fossile. Significa in sostanza che ancora una volta, e con l'aggravante dell'emergenza, riemerge soverchiante la cultura sviluppista e liberale sedimentata in era industriale secondo cui esiste un certo «zoccolo duro» immutabile, su cui si appoggia tutto e il contrario di tutto. Nel caso specifico il ruolo fondante e trainante della produzione di automobili (di qualsivoglia automobili decidano i dominatori del mercato) come centro della ricchezza, dell'occupazione, della crescita. A cui tutto il resto poi si adeguerà. Vuol dire, scendendo di quota, che in fondo stiamo ancora in gran parte dentro la logica che ci insegnavano anche a scuola verso la metà del secolo scorso, secondo cui respirare fumi micidiali fin dentro casa, finire sotto un camion mentre si andava a scuola, per non parlare del destinare tanti risparmi al solo acquisto e mantenimento di quell'ingombrante scatolotto feticcio, era comunque «il prezzo da pagare al progresso». Credevamo, dalla consapevolezza che il cambiamento climatico era una minaccia per l'umanità, all'ultima manifestazione della natura alterata con la pandemia Coronavirus, che qualcosa fosse cambiato. Ma ci stanno comunicando che no, tutto deve andare bene perché è così e basta. E lo fanno con la giustificazione della ripresa dopo-pandemia, aggiungendo assurdo all'assurdo.

C'è abbondante traccia del medesimo feticismo anche nelle cosiddette «politiche di promozione della ciclabilità» dopo virus, quelle che al contrario ci vengono proposte esattamente come di recupero di sostenibilità, amiche dell'ambiente, per abbassare gli impatti del nostro spostarci in città e promuovere nuova qualità sociale nelle metropoli. Facendo cosa? Concedendo un bonus di centinaia di euro per l'acquisto di quel pezzo di ferro che si chiama bicicletta. E sottolineo qui quel che ho detto sopra a proposito dell'automobile perché il metodo, vetusto, sviluppista, liberale fino alla caricatura, è lo stesso: si rafforza uno zoccolo duro da cui per fede cieca dovrà nascere tutto. Ci sono tracce visibili, per esempio, di qualche migliore articolazione di quella politica di sostegno, in direzione di un tipo o l'altro di mezzo, di filiera di produzione, manutenzione, uso, contesto? Niente di niente: tutto è demandato al caso, o meglio eventualmente scaricato sul groppone della liberissima iniziativa del cittadino. Il quale, a differenza di ciò che credono tanti convinti appassionati e associati di settore (quelli che si entusiasmano sempre al solo nominare la parola «bicicletta», insomma dei pur bonari feticisti) non incarna tutte le virtù ambientali sociali comportamentali sbandierate ad ogni piè sospinto. E potrebbe, per esempio, cedere solo alla moda, usare quei soldi per comprarsi uno coso di cui non capisce gran che, e poi appenderlo al chiodo per l'eternità. Oppure semplicemente pestare il muso sugli effetti pratici di quelle non-politiche del puro sussidio a sostegno del settore produttivo.

Qualcuno per esempio ci ha spiegato quali urgenti riforme al Codice della Strada (quelle richieste da anni dalle stesse associazioni) si accompagnano ai finanziamenti per l'acquisto di biciclette? Nulla. Eppure non è da ieri che le città invocano quelle innovazioni per poter almeno cominciare a costruire una alternativa al monopolio automobilistico, consentendo a chi lo vuole di spostarsi n sicurezza per andare a scuola, a far spese, a fruire dei servizi, usando la bicicletta, senza esserne fedeli adoratori, ma semplicemente utenti quotidiani come avviene per l'ombrello o il rasoio o il frullino. Invece la cosa più probabile è che, con la sola debole mediazione di qualche volenteroso consiglio comunale o Sindaco o influente associazione in grado di condizionare contesti di base, quelle due non-politiche contabili del finanziamento all'acquisto di mezzi qualsivoglia, finiscano in un patetico scontro. Quello fisico-verbale all'incrocio tra il proprietario di auto comprata col bonus rottamazione e il ciclista col suo fiammante mezzo appena ritirato dalla bottega di quartiere. Ne valeva la pena? E usando la pandemia e crisi indotta come scusa per questo business as usual?

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La Città Conquistatrice – Piste Ciclabili

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" Quando su un motore di ricerca proviamo a inserire l'aggettivo ""urbano"" di solito spuntano il cognome di un cantante country marito di una famosa attrice, o una linea di abbigliamento. Anche quelle cose sono la dimostrazione che, in un modo o nell'altro, la nostra vita ormai si sviluppa dentro a qualcosa chiamato città. Proviamo a raccontarla "

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