Mercoledì, 12 Maggio 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Qualità degli spazi urbani, cittadini, politica

Foto di Fabrizio Bottini

Non lontano da casa mia si sta "riqualificando una piazza" con un progetto in collaborazione pubblico-privata di sistemazione del verde e degli arredi. Apriti cielo. Perché iniziano a grandinare critiche al progetto, ma soprattutto repliche a queste critiche, fino a rafforzarne il senso anziché il contrario, peggiorando il problema. Ma proviamo a raggruppare queste critiche più o meno radicali o soggettive in famiglie e capire meglio cosa pare normale e cosa un po' meno. Iniziando dalle meno personali e di parte, ovvero quelle che in qualche misura considerano la complessità dell'intervento sullo spazio pubblico e provano a cogliere anche costruttivamente le incongruenze. Perché se si "riqualifica una piazza" significa appunto che si dovrebbero prende le qualità di piazza e modificarle migliorandole, mentre a molti sembra non stia andando così. Nello specifico le qualità di piazza nel tempo se ne sono andate un po' per i fatti propri, una di qua e una di là, fino a configurare lo spazio attuale: una rotatoria a verde quasi inaccessibile dai marciapiedi non molto larghi sul fronte degli edifici che definiscono i margini dello spazio. E all'interno un verde burocratico, senza particolare composizione ed equilibrio, destinato ai recinti per la sgambatura dei cani e poco più. Si aggiunga che il difficile accesso e recesso tagliando il traffico veloce della rotatoria è possibile solo da un singolo semaforo, e fortemente sconsigliato in ogni altro punto, coi veicoli che fungono per così dire da "recinzione mobile scoraggiante".

Anche escludendo poi la citata questione dei marciapiedi sui fonti degli edifici, si passa all'organizzazione interna del nucleo verde, sia in rapporto alla piazza (i percorsi, le visuali) sia nella qualità del verde e degli arredi, o nella permeabilità visto che si intrecciano quei recinti per cani e il resto della superficie. Per arrivare infine alle componenti vere e proprie, le specie arboree, l'erba, i cespugli, le pavimentazioni, i singoli oggetti come sculture, panchine, materiali dei cordoli di separazione. Anzi in realtà se andiamo davvero a vedere, quel "progetto di riqualificazione pubblico-privato della piazza" consiste nella posa, su una parte del verde, di una installazione mista di alberi e altre componenti. Che dovrebbe essere sia presentata che discussa in quei termini. Il solo titolarla riqualificazione di piazza sposta indebitamente la prospettiva dove non dovrebbe. Facendo da premessa a incomprensibili incomprensioni. O sono qualcosa d'altro? Chi non ha capito cosa? A leggere il dibattito social sembrano soprattutto i nostri amministratori-decisori (o difensori d'ufficio di decisioni altrui) a non aver capito molto. Perché sembrano assumere ingrugnandosi un ruolo di difensori di interessi particolari confusi: i propri.

Quando si replica "quello non era compreso nel progetto perché no" a chi fa obiezioni sul contesto generale della piazza che il progetto ha ovviamente trascurato si dimostra di non aver capito davvero nulla: la pur legittima installazione di alberi panchine sculture pavimentazioni anche se certamente dentro la piazza ci sta, è del tutto indifferente alla sua natura di spazio pubblico urbano, di sosta, relazione, interazione col resto della città. Anzi ne sfrutta alcune potenzialità e risorse forse senza restituire in proporzione. Riconoscerne i limiti, circoscriverne l'ambito di azione, sarebbe la risposta più corretta, democratica, consapevole, informata: perché non farlo? Forse perché non si sa riconoscere il valore delle critiche, di sintomo di quei limiti, da superare prima o poi. Ma voglio qui citare in conclusione una piccolissima cosa successa al sottoscritto. Che leggendo certe critiche alle "panchine anti-homeless" provava a metterla così coi politici in difesa: in sé in quelle panchine non c'è nulla di male, dato che le ha decise il privato, attorno ce ne sono di normali che non scoraggiano affatto la sosta, e in fondo arginare certi usi dello spazio pubblico non ha di per sé nulla di male, basta contestualizzare e tutto rientra in una perfettamente legittima discussione senza polemiche. Beh: sono stato letteralmente ricoperto di improperi, accuse di faziosità pregiudiziale e cose così. Piuttosto, su quelle posizioni mi ci stanno spingendo a calci, direi.

La Città Conquistatrice – Partecipazione

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