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Sabato, 4 Febbraio 2023
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

La scienza non è democratica, ma parecchio autolesionista

C'è un medico esperto di vaccinazioni che è diventato famoso per lo slogan «la scienza non è democratica», modo piuttosto brusco e sgradevole per dire che davanti ai fatti, sistematicamente rilevati, studiati, organizzati, le elucubrazioni di chiunque passava di lì per caso contano meno di nulla. Se sei morto, difficilmente troverai il numero di cellulare dell'idraulico, direbbe con altri termini e forse più acutamente – se non altro dal punto di vista della comunicazione – Woody Allen. Ma per dirla in termini da politicante, forse (anzi sicuramente) il problema è un altro, ovvero che la scienza pare assai poco democratica quando si rivolge verso l'esterno, piombando spietata come un falco sulla improvvisata non-scienza, ma poi al suo interno pare davvero a dir poco «populista» nel far risuonare le più incredibilmente contraddittorie campane. Per restare in campo malattie e contagio, basta fare un piccolo bilancio anche personale della ridda di ipotesi ammucchiate da certificati «esperti» dopo il caso della bambina morta di malaria in ospedale: chi non dava informazioni (anche se a volte proprio quello sarebbe stato il suo mestiere, come nel caso degli uffici stampa istituzionali), chi non ne teneva conto, chi scambiava la telefonata di un giornalista per le pagine di un periodico scientifico riuscendo a inanellare di fatto una sciocchezza via l'altra.

In altre parole, in moltissimi casi, anche al netto del solito pressapochismo giornalistico che ci ha masso molto del suo, si scambiava per «scienza» un proprio metodo tutto personale e specializzato di giudizio, senza badare ai dati a disposizione, alla complessità effettiva della questione che superava di parecchie lunghezze le prospettive dell'interlocutore, e con sommo disprezzo della scienza della comunicazione, tenuta invece in massimo conto proprio da chi era interessato a diffondere falsità e faziosità non-scientifiche (come il contagio da persona a persona o la malattia portata dai migranti). Il non essere democratici, a volte, anzi spesso, si rivela atteggiamento sbagliato e autolesionista, perché predispone alla sordità, al non ascolto di informazioni che potrebbero, devono completare il proprio punto di vista parziale. E invece gli specialismi frammentati una volta innestato il paraocchi tecnico che serve ad approfondire le proprie specifiche conoscenze, si dimenticano di toglierlo quando ci sarebbe da dare un senso più generale a quanto acquisito, ovvero dargli la necessaria dimensione culturale e sociale, uscendo dalla «mistica corporativa» che è solo il carburante, della cultura, non certo il suo contenuto utile al progresso.

E per rientrare nei ranghi delle discipline urbane a cui in linea di massima è dedicato questo piccolo blog, vorrei fare a questo proposito il caso di un filmato storico RAI, raccolto dal sempre attentissimo professor Leonardo Ciacci, proposto in streaming, e che dal remoto 1971 ci propone un lungo servizio dedicato a un oggetto misterioso: il Corso di Laurea in Urbanistica che a quei tempi si inaugurava tra le brume della campagna trevigiana, sponsor il presidente della Provincia e futuro notabile democristiano Carlo Bernini. La parte a mio parere più interessante del servizio, è quella in cui i giovani ed entusiasti professori incaricati dei vari insegnamenti, dopo essersi presentati con «nome e numero di matricola» disciplinare, si impegnano in una specie di sessantottina assemblea dedicata alla propria missione. Da cui emerge, per esempio in materia di sbocchi professionali per i futuri laureati, un vero e proprio appello alla politica perché accetti senza far troppe storie la «scienza», ovvero la propria prospettiva sistematica sulla città e il territorio, trasferiti dai vari insegnamenti agli studenti, e da questi una volta ottenuto il titolo, dentro gli Uffici Tecnici Municipali, per svolgere il loro compito di servizio al Paese e al suo ordinato sviluppo. Osservato in una prospettiva storica, naturalmente con molto senno di poi, e sulla scorta di tante note biografie accademiche e professionali dei protagonisti, quel servizio ce la racconta lunga, sia sulla «scienza» e il suo modo di porsi rispetto alla società, sia sull'utilità di non dimenticarsi mai le «scienze storiche».

Sul sito Città Conquistatrice il tag dedicato alla figura dell'Urbanista per tutto l'arco del '900 e oltre https://www.cittaconquistatrice.it/tag/urbanista/

Il servizio RAI sul Corso di Laurea in Urbanistica

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