Martedì, 19 Ottobre 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Si inquina perché si esiste?

Il ministro dell'ambiente interviene sul grave problema dell'inquinamento atmosferico, dopo che per un mese le rilevazioni classificano più o meno come micidiali le boccate d'aria che prendiamo ogni pochi secondi, anche adesso leggendo questa nota. Pur essendo responsabile dell'ambiente, e non poniamo della salute e buona forma fisica, il ministro dichiara che occorre un grande piano per la mobilità sostenibile, e tutti lì (magari ministro incluso) a immaginarsi qualcosa di simile a una classica domenica a piedi, con le bici e i tandem che vanno e vengono, gli skaters, qualche carrozzella a cavalli.Il sottoscritto dopo aver letto delle dichiarazioni del ministro prova a postare sul social network una domanda retorica, che suona più o meno: come vi comportereste se un vostro collega, o capo o sottoposto domani si presentasse al lavoro in tutina fluo coi capelli asfaltati dalle pioggia acida che si è preso nei dieci chilometri di scatto tecnico dal cancelletto di casa a quello dell'ufficio? Dopo pochi minuti mi piomba in bacheca un noto ambientalista locale ed ex assessore di grande città accusandomi senza troppi giri di parole di essere "ciclofobo".

Leggo questa stupidata ex-assessorile sul tablet, verso la metà del mio normale giretto in bici quotidiano di qualche ora, e mi tocco qui e là alla ricerca dei segnali di fobia. Non ne trovo, e deduco che anche l'ex assessore deve avere i medesimi problemi del ministro: a furia di dichiarazioni programmatiche, ha finito per scambiarle con la realtà, e la cosa più tragica è che poi se capita l'occasione si interviene pure, su quella «realtà virtuale», scambiandola per vera e non combinando assolutamente nulla di buono, salvo insultare il sottoscritto così a caso. Ma la questione non è quella di urtare la mia sensibilità: è di non far nulla di utile per quella dei polmoni della popolazione, che con la ciclofobia o ciclomania non ha nulla da spartire. E vediamo brevemente perché, proprio a partire dalla vostra faccia quando vi trovate davanti il tizio vestito fluo appena sceso trafelato e grondante dalla bici.

Siete perplessi, no? E lo siete per una serie lunga di motivi, primo fra tutti che c'è una riunione fra cinque minuti, e non ci si può presentare alle riunioni vestiti da marziani dopo una scazzottata nella stalla, perché quello è l'aspetto di chi sbuca dall'Ok Corral stradale. Certo se fosse arrivato prima grazie a una ottima rete di percorsi adeguati, se ci fossero per lui e per tutti e tutte delle docce, dei cambi d'abito in armadi personalizzati e spazi attrezzati, sarebbe tutto a posto. Ma era solo un esempio. Se invece di fare l'impiegato novecentesco standard il nostro campione sociale fa la "soccer mom" come dicono gli americani, o ancor meglio la mamma lavoratrice, andiamo parecchio peggio, perché tanto per cominciare di docce, armadietti, cambi di abito, ce ne vorrebbero una mezza dozzina (la signora arriverebbe a fine giornata con la pelle ormai irritatissima dal continuo sciacquare e strofinare). E poi dove li mettiamo sulla bici per spostamenti di parecchi chilometri due figli di stazza variabile, la spesa, le cose per il lavoro, la roba ritirata in lavanderia …? Tutti avranno già escogitato ovviamente qualche soluzione ad ogni singolo punto del problema, ma ecco che ne sorge un altro se cambiamo soggetto, o giorno, o situazione. Cos'è che non va?

Quello che non va, è che il famoso ricorso alla cosiddetta mobilità dolce col complemento dei mezzi pubblici, funziona solo e soltanto se avviene in un ambiente che si adegua: l'organizzazione del lavoro, della famiglia, dei consumi, i luoghi e i tempi, non possono essere quelli che per un secolo hanno ruotato attorno all'auto. Per fare un esempio del tutto normale e banale, mi piacerebbe ricordare qui (lo sappiamo tutti, ma vorrei ricordarlo lo stesso) come anche buona parte dei grandi negozi di biciclette e accessori si trovino in una localizzazione molto precisa e definita: un contenitore suburbano su un'arteria di grandissimo traffico, secondo il modello degli scatoloni analoghi al centro commerciale. Ovvero la mobilità dolce ruota attorno all'automobile pure lei! Capito? Ergo, con buona pace del ministro, dell'ex assessore, dei venditori di biciclette, costruttori di piste, progettisti di metropolitane e incroci canalizzati con precedenze in stile «space-sharing», se vogliamo fare qualcosa di serio per l'inquinamento da scarichi dei motori, la prima domanda da porsi è: perché mi sposto così, in auto, da sempre? E vedrete che la risposta non è perché "sono un automane", ma c'entra col luogo in cui abito, e il mio normale stile di vita, modificabile si, ma non a spezzoni come pensa qualcuno, e soprattutto non da domani mattina.

Su La Città Conquistatrice quella che è stata definita chissà perché «ciclofobia» è una lunghissima serie di articoli con riferimenti internazionali dedicati alla Mobilità Urbana.

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