Martedì, 19 Gennaio 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Sono cascato per terra e non posso prendermela con nessuno

Foto F.Bottini

Chi abitualmente gira in bicicletta in città l'ha sperimentato di persona o visto o schivato per un pelo decine, forse centinaia di volte: la ruota che irrimediabilmente scivola dentro la scanalatura dei binari e inizia a trascinare il ciclista nella direzione decisa dagli ingegneri del tram. Una deviazione brusca che spesso si conclude solo cascando malamente per terra e così almeno fermandosi, iniziando solo da quel momento in poi a far mente locale su quel che è successo, se lo si poteva evitare, per quale ragione precisa proprio in quel momento in quel punto. Sperando che quel bilancio peraltro non comprenda danni gravi al ciclista, al mezzo, ai vestiti, soprattutto se oltre al tracciato della strada e dei binari è stato involontariamente coinvolto nella sbandata e caduta qualche veicolo. A me stavolta è successo la sera di Natale, tornando a casa attraverso tutta (praticamente dalla Tangenziale Ovest alla Tangenziale Est) Milano passando quasi per il centro, al buio sotto una pioggerellina leggera ma persistente, luci dei fari, dei lampioni, il cappuccio e la mantella che un filo impacciano visibilità laterale e movimenti. A un incrocio il tram che discretamente chiede strada, ma poi sterzando per rientrare verso il centro carreggiata con l'asfalto più liscio la rotaia resa scivolosa dall'acqua che letteralmente «afferra» la ruota anteriore e non la molla più.

Scivolata, caduta, ancora scivolata lunga fino a fermarmi come un sacco di patate contro un'auto parcheggiata a lato. Si ferma cortese uno dei rarissimi passanti, un ragazzo in monopattino, a chiedere se è tutto a posto, lo ringrazio e rassicuro, mi pare di essere intero, e anche la bicicletta nonostante l'aria contorta con pochi interventi di emergenza su manubrio e cestino ce la farà fino a casa. Lascio sul terreno defunti solo gli occhiali, ma in fondo già stavano insieme con il cerotto da mesi e quel goffo volo natalizio diventa l'occasione per sostituirli, un promemoria, un «regalo di Natale dei Binari Viscidi». Non è consolante, ma poteva andare peggio insomma. Soprattutto, mi pare che non si possa davvero dare la colpa a nessuno, nel senso solito in cui succedono queste cose. Avrebbe senso piazzarsi in mezzo alla strada deserta buia fradicia e urlare a cielo contro Sindaco, Assessori, Tecnici dell'Azienda Trasporti e/o Destino Cinico e Baro, comprendendo qualche maledizione natalizia, la pioggia, il lampione che non illumina con l'angolazione giusta, la manutenzione stradale che potevano fare meglio, o anche me stesso che magari sostituendo le coperture con altre più larghe o scolpite …. No, sul serio, ragionando a freddo e pure a tiepido non c'è davvero nessun appiglio per la pura polemica sfogo.

Più consolante e rassicurante provare a ragionare, raggiunto il calore di casa e di una doccia bollente, sul brusco promemoria di «regole dello spazio condiviso». Perché di questo si tratta, e non di altro, almeno per chi da sempre è convinto che così vadano e ancora di più debbano andare le cose in città: non compartimenti stagni, corsie riservate, cordoli, barriere, muraglie invalicabili a dividere spazi e flussi, ma una specie di cohousing mobile in cui tutti noi molecole della vita e del traffico troviamo in qualche modo spazio e autonomia condivisa. Purtroppo spesso non si riesce oltre il proprio egoistico naso di utente o progettista o stratega settoriale, e si finisce per trovare l'unico percorso o rimedio ai difetti nella segregazione: qui i binari, lì le corsie veicolari veloci, lì ancora quelle lente o lentissime, ciascuna col suo colore, forma, materiali. E non ha alcun senso, né pratico né teorico. Solo, una volta accettato che stiamo tutti sulla stessa barca, si potrebbe capire meglio come gestire le piccole falle e metterci pezze adeguate, non è certo obbligatorio interferire così male gli uni con gli altri. Esistono soluzioni tecniche? Non sono un ingegnere, ma magari si, forse solo una migliore manutenzione dell'asfalto in certi punti delicati, oppure materiali diversi di pavimentazione che evitino il fattaccio della ruota mangiata dal binario. Nel frattempo io sottoscritto provo a guardare un po' meno le luminarie di Natale, e più la strada dove poso le ruote della bici.

La Città Conquistatrice – Piste Ciclabili

Si parla di

Sono cascato per terra e non posso prendermela con nessuno

Today è in caricamento