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Lunedì, 16 Maggio 2022
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Qualcuno ha delle idee sullo spazio pubblico?

A pochi passi da casa mia qualcuno sta cercando di inventarsi qualcosa di urbano di cui pare non cogliere il senso (oppure non dirci che l'ha colto, chissà) nonostante come in tanti casi ce l'abbia davanti al naso. E se non crede al naso crederà almeno a Google e alle vedute del mondo che ci consente: ciò di cui si parla è, né più né meno, un Viale della Stazione. Quelli per intenderci che in buona parte delle città italiane, spesso anche nelle cittadine e borghetti minimali dove passa una ferrovia, a cavallo dell'unità nazionale vedevano prima insediarsi la fermata del treno, e poi per successivi sventramenti o nuove costruzioni organizzarsi quella strada verso il centro, spasso alberata, spesso con qualche funzione particolare (l'albergo, la posta), puntualmente dedicata vista l'epoca ai grandi protagonisti del Risorgimento. Mi sono un po' dilungato sull'ovvio soprattutto per sottolineare che dovrebbe trattarsi di cosa riconoscibile al volo, anche a chi non conosce affatto un luogo ma se per esempio sta cercando la stazione ferroviaria lo capisce subito da certi segnali che ci sta andando incontro. Un viale, largo, con una sua anche modesta monumentalità, con tante funzioni collettive e pubbliche, dal verde alle panchine al tipo di esercizi commerciali o altro. Che però nel caso specifico dalle mie parti non pare riconosciuto nemmeno dai «tecnici specializzati» che ce lo raccontano nell'evoluzione, nei progetti, nella riqualificazione.

Leggo una di queste apparentemente esaustive descrizioni sulla stampa locale, dove tra specifiche su materiali, lotti di trasformazione scaglionati nel tempo, forme partecipate dei residenti nel decidere, addirittura ruolo ambientale-climatico (onestamente incomprensibile in quelle forme) e di argine all'invasione delle auto in sosta ubiqua, al massimo si parla di «parterre» in stile ottocentesco quando origine del modello e del viale nulla hanno a che spartire. Si parla a un certo punto di Rambla, che di nuovo non c'entra nulla né con quel che voleva essere originariamente quella via, né con l'idea di viale della Stazione, né con qualunque altra cosa, salvo che (forse) con l'idea di passeggiare, certamente diversa da quella di parcheggiare come accade oggi ovunque e comunque. Ciò che manca, definizioni a parte, è una idea di politica urbana che dia senso anche a progetti parziali o meno parziali: cos'è per la città quella via, perché è fatta così e perché la si vuole trasformare cosà. Una volta chiarito anche a sé stessi quell'aspetto diciamo così generale, naturalmente possono esistere potenzialità, ostacoli, soggetti-utenti che partecipano o si oppongono, energie da attivare. Appunto se diciamo Viale della Stazione una serie di elementi del genere già ce l'abbiamo a disposizione.

Il primo è la percorribilità totale a piedi, e il secondo è il perché percorrerla. L'organizzazione della carreggiata, degli affacci, le funzioni soprattutto dei pianterreni degli edifici, il rapporto della strada (e dei pedoni) con quelle funzioni. Ci sono spunti sufficienti per qualche decennio di piani attuativi di trasformazione, progetti di arredo, ipotesi di riorganizzazione del traffico, della sosta, coinvolgimento dei cittadini e delle attività economiche insediate nelle decisioni. E tutto avendo un'idea di politica urbana degna di quel nome: che non vuole combattere le automobili con strumenti inadeguati, che non vuole salvare il pianeta con qualche piccolo slogan buono per il pomeriggio di animazione coi bambini, che non scambia l'asfalto pitturato con le strategie urbanistiche. Ma semplicemente riconosce quel che si vede davanti al naso: tutto ci dice Viale della Stazione, possiamo cancellarlo (per esempio come è stato fatto sinora trasformandolo in un parcheggio abusivo lineare con alberature residue), spezzettarlo in piazzette condominiali chiamate impropriamente «parterre ottocentesco», confondere la Parkway col Parco, e il Naviglio col Po. Oppure possiamo confermarlo chiedendoci come si fa, cosa ci deve andare di solito in un Viale della Stazione. E tutto apparirà più chiaro. Addirittura realizzabile. Roba da matti eh?

Riferimenti: Pierangelo Rovelli, Via Pacini, prove tecniche di Rambla, Z3xMi, 2 febbraio 2022 

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