Sabato, 17 Aprile 2021
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Urbanista liberista sei il primo della lista?

Foto Maria Laura Ruiu

Il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane ricerca urbanisti da inserire nel proprio organico a tempo indeterminato. Il loro compito sarà quello di studiare i contesti territoriali e urbani delle zone di trasformazione circostanti le stazioni «anche in ottica di Transit Oriented Development» come spiega il sito di Ferrovie. Con l'utilizzo di tutti gli strumenti e competenze e prospettive caratteristici della specifica formazione tecnico-culturale della professione di urbanista, distinta da quella più generica di ingegnere-architetto a cui si poteva fare rifermento sinora. Interessanti le reazioni degli urbanisti stessi all'annuncio inserzione, sia quelle positive che sospettosamente negative. Le prime, nella scia di quelle storiche che accompagnano l'ormai lunga storia occupazionale di questo profilo professionale dai tratti ancora sostanzialmente indefiniti, paiono soddisfatte che ogni tanto qualcuno si ricordi di loro e della loro utilità quando si tratta appunto delle materie in cui si sono formati e che dovrebbero capire e maneggiare assai meglio di altri. I secondi, i critici sospettosi davanti a quell'inserzione in cui intravedono una trappola, pensano a una sorta di «involuzione neoliberale dell'urbanista» non molto dissimile da quella dell'architetto legato a precisi interessi particolari di cui cura l'immagine, e che si fa carico di presentare i progetti nel modo più consono ai destinatari.

Chi ha più ragione, tra questi due schieramenti? Chi pensa soprattutto al «fateci lavorare» o chi annusa trappola di cooptazione condizionata alla svendita dell'anima pubblica che costituiva lo zoccolo duro della professione così come concepita sin dal suo apparire nell'università italiana negli anni '60 del secolo scorso? In effetti torna in mente quel servizio della Rai in bianco e nero dove il promotore e direttore dell'appena istituito Corso di Laurea in Urbanistica allo IUAV di Venezia (con sede fisica a Preganziol in provincia di Treviso), Giovanni Astengo, spiegava insieme ad altri giovani ed entusiasti docenti proprio il ruolo del pianificatore territoriale moderno nella società industriale in sviluppo: coordinare attraverso studi ricerche piani regolatori consulenze di settore l'azione degli Enti Locali nelle trasformazioni fisiche, i nuovi quartieri di espansione, le infrastrutture, i servizi, lavorando dentro gli Uffici Tecnici magari riorganizzati in sezioni specializzate. Portandoci competenze che sino a quel momento o mancavano del tutto o erano lasciate al caso, alla buona volontà, alla sensibilità personale di funzionari e/o amministratori eletti. E in effetti pensare che quel tipo di figura di urbanista si trasferisca da quel genere di ufficio allo studio di un soggetto di diritto privato come le Ferrovie, suona un po' davvero come «tradimento neoliberale».

Ma proviamo ad osservare la cosa da un'altra prospettiva, magari meno etica ma certo storicamente fondata: cosa può accadere quando in qualche modo vengono raggiunti i propri obiettivi? Che o si cambia o ci si estingue rapidamente per assenza di scopi nella vita. Vista così la questione forse diventa di qualche interesse non solo pecuniario o di realizzazione personale-professionale: perché le Ferrovie in sostanza avvertono la necessità di introdurre degli urbanisti nel proprio organico a svolgere una funzione sinora coperta da altri? Per lo stesso motivo degli Enti Locali anni '60 anche se con ragioni diverse dato che diverso è il ruolo di un interesse specifico rispetto a quello pubblico-collettivo. Detto in altre parole, visto che l'Urbanistica Pubblica si è imposta come visione sociale corrente delle trasformazioni del territorio negli uffici di piano regolatore e in altri (dal verde alla partecipazione ai trasporti), e noi come soggetto privato con quegli uffici dobbiamo per forza confrontarci, facciamolo al meglio attingendo alle medesime competenze, che parlano il medesimo linguaggio. Parrebbe un segno di forza anziché di declino, per l'Urbanistica, una evoluzione anche se certo diversa da quella sognata da alcuni tecnici-politici con una propria specifica idea di pianificatore del territorio: un progettista dotato di potere regolatore per plasmare anche i progetti altrui verso finalità individuate. Ma forse quella fase si è esaurita proprio con un successo totale,e ora si passa a una successiva. Almeno in questa interpretazione ottimista.

Città Conquistatrice – La Figura professionale dell'Urbanista 

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