Mercoledì, 4 Agosto 2021
Città conquistatrice

Opinioni

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

Urbanisti da tinello

immagine Skeffington Report, 1969

Qualche anno fa partecipai come docente per diverse sessioni a qualcosa che si definiva Scuola Estiva di Urbanistica. Il concetto di scuola estiva evoca l'idea di istruzione «leggera» complementare, non necessariamente di basso livello nei contenuti, ma di certo modulata nei toni secondo criteri più vicini a quelli della formazione permanente. Proprio per questa ragione ci impiegai un bel po' a capire che quell'urbanistica eventualmente insegnata lì non aveva contenuti scientifici, o tecnici, di particolare valore in sé, mentre i contenuti comunicati erano eventualmente formativi politici, come in una specie di scuola di partito. Che si rivolgeva però a un mercato della domanda destinato a restare in gran parte deluso: attirati da qualche nome di relatore, dall'immagine di una cultura, di alcune tendenze e protagonisti, arrivavano speranzosi soggetti diversi, dalla casalinga del comitato di quartiere allo studente frustrato dalla burocrazia universitaria, al funzionario deluso dal tra tran degli uffici, ma solo pochissimi trovavano davvero risposte, andandosene la gran parte a dir poco dubbiosi. Mi ero dimenticato di queste cose finché in un breve scambio di opinioni negli ultimi giorni, sull'ennesimo progetto di trasformazione urbana contestato dai cittadini, è riemersa l'estrema difficoltà dei medesimi cittadini di capirci davvero qualcosa, da «urbanisti da tinello» impreparati quali sono.

La Scuola Estiva di cui parlavo aveva in mente un urbanista ideale ben lontano dal cittadino partecipante, che certe culture considerano da sempre una sorta di impiccio o carne da cannone, un uomo sandwich a cui affidare idee proprie formate altrove. Una specie di militante base del partito della città bella giusta efficiente, che necessita di altre competenze e valori. Senza neppure entrare nel merito della figura di urbanista a cui quella Scuola si rivolgeva, e neppure di altre figure più o meno definite da corsi universitari amministrazioni locali e ordini professionali, sarebbe però interessante porsi la questione di qualche genere di offerta formativa specificamente rivolta a questi soggetti, che come ricordavo una domanda decisamente la esprimevano e continuano ad esprimerla. Ma non trovano certo risposta in quelle forme di bonario «indottrinamento liofilizzato» elargito dai loro riferimenti tecnico-politici, quando in ottime fede pedagogica provano a spiegare ai catecumeni della città ideale il proprio punto di vista nelle forme più sintetiche e divulgative. Non avendo però affatto in mente di rinunciare al proprio ruolo di urbanista vero, quello che la trasformazione e strategia la decide, mentre gli altri ne spingono con vario successo la realizzazione. Esiste una alternativa a questo stato delle cose.

Secondo moltissimi esiste, e non da oggi, la possibilità di formare un cittadino consapevole tipo che, senza nulla togliere al ruolo dei tecnici specializzati o della politica in quanto ricomposizione di interessi, sappia valutare competentemente l'idea di città, propria e/o altrui, e partecipare alla pari ai processi decisionali grandi o piccoli che lo riguardano. Il veicolo della formazione è originariamente (più o meno a cavallo della Prima Guerra Mondiale) individuato nei corsi di Educazione Civica delle scuole medie e medie superiori, arricchiti ad hoc di contenuti disciplinari di qualità scientifica anche se non specialistici. Insomma nessuno si sogna di far diventare tutti dei vice architetti ingegneri agronomi paesaggisti, ma mettere un cittadino di media cultura in grado di capire di che parla quando esprime i propri bisogni di città, e capire anche le risposte adeguate distinguendole da quelle evasive o bruscamente negative. Fin qui le idee originarie, a cui si aggiungono le ipotesi di «progettista dilettante» più o meno guidato, emerse un paio di generazioni dopo dentro la crisi della città razionalista così come concepita dagli architetti modernisti, e subita come una imposizione da tanti abitanti. Ma in tanti anni di sperimentazioni partecipative non si è mai chiarito né il ruolo reale o potenziale di questo genere di pedagogia, né chi dovrebbe farsene carico, né verso quale pur vagamente abbozzata figura di «urbanista da tinello» perfettamente degno e legittimato. Che se non altro quando usa certe terminologie non rischia di fare la figura da idiota e affossare le idee che vorrebbe sostenere.

La Città Conquistatrice – l'Urbanista

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