rotate-mobile
Mercoledì, 29 Maggio 2024
Città conquistatrice

Città conquistatrice

A cura di Fabrizio Bottini

L'utopia del mattone di silicone

Molti anni fa quando guardando in televisione certe fiction straniere lo spettatore italiano si stupiva un po' dell'abbondanza di sfondi industriali abbandonati e degradati nelle scene più truculente: perché mai ci si domandava tanti begli impianti gru capannoni interi raccordi ferroviario-siderurgici se ne stavano lì ad arrugginire pieni di rifiuti sia ambientali che umani, mentre dalle nostre parti posti e impianti così brulicavano di attività persone e produzione di ricchezza? Ovviamente quello spettatore italiano medio non corrispondeva affatto ai nostri imprenditori, ben consapevoli del prossimo esaurimento del ciclo produttivo industriale nazionale come cuore delle economie dei territori: molto presto il termine anglosassone «Urban Blight» che connotava quelle enormi chiazze terra di nessuno a interrompere la continuità dei tessuti sarebbe entrato nel lessico comune nella accezione di «Aree Industriali Dismesse». Con gli ex capitani coraggiosi dell'industria nazionale che in abito su misura dai podi di convegni locali sul futuro delle economie metropolitane dichiaravano appunto di voler dismettere gli abiti fuligginosi della produzione siderurgico meccanica chimico ferroviaria, per avviarsi a un elegante e luminoso futuro finanziario immobiliare. Che visto da un'altra diversa prospettiva voleva dire rifare il percorso all'indietro, da operai a muratori, e poi avremmo addirittura capito da muratori a camerieri pizzaroli contadini a km0 al massimo osti di piatti tipici per il turista internazionale solvente.

Mi sono tornati in mente con poche differenze quei tempi e quelle dichiarazioni, leggendo gli ampi resoconti sulla stampa di questi giorni, dal New York Times, al San Francisco Chronicle, al Wall Street Journal fino al nostro Corriere della Sera che titolava: «I big della Silicon Valley progettano la Città Ideale alle porte di San Francisco». Ciò che il nostro giornale nazionale non sfiorava neppure nel pur diffuso articolo, e giusto delicatissimamente sfioravano quelli americani, era di quale diavolo di città si stesse parlando. Perché la notizia scoop era solo che finalmente era stato rivelato il nome di chi stava facendo a man bassa «land grabbing» all'africana nel territorio di una contea dell'Area della Baia, e precisamente la circoscrizione di Solano, ammassando complessivamente «acquisizioni di terreni tali da creare un gigantesco portafoglio immobiliare di dimensioni doppie rispetto alla superficie della città di San Francisco» Come riferisce il locale meglio informato Chronicle. Un rappresentante eletto nella circoscrizione di Napa Valley che ha incontrato rappresentanti dell'operatore finanziario Flannery Associates, responsabile dell'operazione, intervistato dichiara che «In realtà non hanno alcun definito progetto, si tratta più che altro di una visione, di una idea. Che per realizzarsi richiederà probabilmente tempi che non è affatto esagerato definire lunghi».

In sostanza l'unica vera notizia a cui corrisponde lo scoop iniziale del New York Times e da cui è poi partito tutto il can can, sono i nomi delle persone che stanno alle spalle dell'etichetta Flannery Associates, ovvero tutti i personaggi di punta dell'economia e dell'influenza politico-culturale della Silicon Valley: Michael Moritz, miliardario venture capitalist; il co-fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman; la proprietaria di Atlantic, e vedova del fondatore di Apple, Laurene Powell Jobs; un altro grosso capitalista di investimento di Menlo Park, Andreessen Horowitz; i fondatori di Stripe, Patrick e John Collison; infine gli investitori Daniel Grosse Nat Friedman, che c'entrano anche con il gruppo California YIMBY, lobby delle trasformazioni territoriali «sostenibili». L'unico aspetto che pare entrarci qualcosa con la storia della città ideale, di cui non si sa quasi nulla salvo appunto che avendo dietro quei ricchi e belli personaggi dovrà essere bellissima ricchissima, ma non si capisce come perché chissà. Dobbiamo fidarci delle loro Mani Invisibili e bonarie. Pare una grande dismissione post-industriale di un immenso territorio che abbandona il Silicone per dedicarsi al più solido Mattone. E dovremmo a quanto pare entusiasmarci tutti quanti. L'Utopia nell'era degli influencer. Che tristezza.

La Città Conquistatrice – Steve Jobs https://www.cittaconquistatrice.it/tag/steve-jobs/

(l'articolo da cui sono tratte le citazioni è: Shira Stein, «Silicon Valley power players behind Bay Area land grab begin to reveal details about plans for a new city», San Francisco Chronicle, 29 agosto 2023).

La Città Conquistatrice

Si parla di

L'utopia del mattone di silicone

Today è in caricamento