Sabato, 24 Luglio 2021
Nel nome del Padre

Opinioni

Nel nome del Padre

A cura di Gloria Callarelli

I frutti di Medjugorje - La comunità Sollievo Yahweh nata sotto il segno di San Giuseppe

Nel giorno in cui si festeggia il papà non faremo come qualcuno che con la scusa magari di festeggiare la figura, ma in realtà promuovendo l'uscita di un film d'animazione che narra la storia di due papà, quello biologico e quello adottivo, ha utilizzato nelle scorse ore pura violenza verbale e fisica, mettendo in atto una vera e propria persecuzione (cristiana) a mezzo radio. Per non sembrare da "medioevo" e restare al passo con i tempi, (quelli più squallidi diciamo noi) lui attraverso l'emittente per cui lavora, ha insultato, aggredito, detto parolacce, oltre che blasfemie di ogni tipo, così tanto per insegnare tante cose belle ai ragazzi di oggi, che poi sono anche i nostri figli.

No. Vorremmo invece ringraziare Dio per il dono del nostro papà, inanzitutto, e per quello di un papà, San Giuseppe, che è stato esempio per tutti e che non ha mai mancato di lasciare il suo segno e stare vicino ai fedeli anche migliaia di anni dopo la sua morte. Nessuna finzione da cinema, vorremmo raccontare qualche cosa di bello, di vero, di utile uno dei tanti frutti nati a Medjugorje che al grande archetipo di tutti i padri deve buona parte della riuscita della sua avventura: la comunità "Sollievo Yahweh", nata proprio sotto il segno del Santo, e che come missione aiuta i poveri.

Come ci racconta uno dei fondatori, Daniele, la comunità nasce dalla chiamata della Madonna a madre Ada il 31 dicembre 2008. A lei si uniscono proprio Daniele, sua moglie Roberta e Stefania, tre ragazzi di Padova. Fino alla chiamata conducevano tutti una vita normale poi improvvisamente è scattato in loro qualcosa: la povertà che hanno visto a Medjugorje li ha convinti, il 31 marzo 2009, a lasciare il lavoro e la casa e con due tende a trasferirsi proprio in un terreno del paesino della Bosnia Erzegovina cercando di aiutare i bisognosi come potevano. "All'inizio facevamo su e giù dall'Italia dieci volte al mese per dare il nostro contributo. Era impossibile, così abbiamo deciso di mollare tutto e affidarci al Signore andando a vivere lì. Un giorno, però, le autorità del luogo ci hanno detto che era necessario "regolarizzare" la nostra situazione e ci hanno presentato un architetto che solo per il disegno della struttura dove stabilirci definitivamente ci chiedeva in un mese 4mila euro".

Neanche a dirlo, per acquistare il terreno avevano speso tutti i soldi messi da parte. Sembrava una missione impossibile, reperire tutto quel denaro in così poco tempo ma madre Ada aveva fede: "Affidate tutto a San Giuseppe e vedrete un segno - ci diceva". Le cose sembravano volgere al peggio, dopo soli 15 giorni dall'incontro era già pronto il progetto da ritirare: "Gli risposi che c'era un problema con la banca e che avremmo risolto lunedì mattina. Era una scusa in realtà, i soldi non li avevamo ancora! L'unica a restare tranquilla era proprio madre Ada che ripeteva: "Non disperate vedrete il segno di San Giuseppe". Intanto giovedì pregammo tutto il giorno e niente, venerdì anche, sabato eravamo proprio disperati. Ricordo andammo all'Adorazione e lì guardai Gesù e Gli dissi: "Abbiamo lasciato tutto per venire qui, dacci un segno". Nulla, ma era solo questione di avere un po' di pazienza. Al ritorno dall'Adorazione, infatti, improvvisamente telefona un'amico, un ragazzo con cui giocavo a calcio e mi dice: "Abbiamo una busta da darti". Indovinate un po': dentro c'erano 4mila euro, non un soldo di più non uno di meno, raccolti proprio per noi dagli amici del calcetto in Italia". Immaginate la sorpresa, San Giuseppe li aveva davvero aiutati! La Divina Provvidenza è capace di questo e altro.

Adesso la comunità, che vive di offerte e volontariato, e pregando costantemente San Giuseppe naturalmente, è un centro Caritas con 4 ambulatori medici (medicina generale, pediatria, microchirurgia e dentista). Ogni mese nella sede di Padova arrivano 180 quintali di elementi: vestiario, cibo da destinare a 4mila fratelli, 1000 famiglie, 470 bambini, 130 disabili in tutta la Bosnia. "Il povero quando lo incontriamo, donna, bambino o uomo, è Gesù". La comunità è aperta anche al volontariato (per informazioni c' il sito www.missionba.it). Dice Daniele: "Basta il diploma di saper amare". L'ennesimo buon frutto di persone che fanno del bene in silenzio. Che non gridano la  loro verità scagliando una sedia contro un muro o sproloquiando con un microfono in mano. Questi sono i fatti di chi è chiamato dalla Madonna e che vive Dio e che sa che "il vero pellegrinaggio comincia a casa" con l'esempio, nella vita di tutti i giorni. Quello stesso esempio di amore e di bene che ci insegna Gesù e che ci ha insegnato San Giuseppe e la sua sposa Maria. E se questo caro deejay vuol dire essere pazzi, meglio essere così che normali.

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