rotate-mobile
Martedì, 9 Agosto 2022
Nel nome del Padre

Opinioni

Nel nome del Padre

A cura di Gloria Callarelli

Sindone: perché l’uomo impresso sul lino può essere Cristo

Si è aperta ufficialmente domenica 19 aprile l’Ostensione della Sindone. Un mistero che chiunque di noi potrà ammirare con i suoi occhi nel duomo di Torino fino al 24 giugno 2015. Un mistero che ci accompagna da secoli e che nemmeno le più moderne tecnologie sono riuscite totalmente a spiegare. Per il credente quello è Cristo, per il non credente e lo scettico non è detto che sia così: anzi addirittura potrebbe essere un falso. Ma se è vero che, come sostengono in molti, “i credenti si basano su delle prove e i non credenti su delle congetture” allora la lettura ai raggi x del più famoso simbolo della cristianità, porta inevitabilmente a pensare che il corpo impresso nel lino sia proprio quello di Cristo. Dagli studi effettuati dai numerosi esperti della Sindone, emergono, infatti, delle verità inconfutabili sovrapponibili al 99% (se non al 100%) con quanto raccontato nel Vangelo. Una bella mano per esaminarle tutte ce la dà l’antropologo e giornalista Massimo Centini, uno dei maggiori esperti della Sindone che attraverso le sue pubblicazioni e le sue testimonianze, ultima quella alla libreria “La Bassanese” di Bassano del Grappa, ha “scansionato” e spiegato la reliquia. Ecco i segni più significativi:

TRAPASSO. L’immagine sulla Sindone è come “passata” dal lenzuolo. Impressa. Impossibile riprodurla senza sbavature (dipingendola ad esempio). Forse solo con i raggi laser si può ottenere un risultato simile: ma chi nell'Anichità o nel Medioevo poteva farlo? E perché?

LA FLAGELLAZIONE. Lo strumento usato, con i manubrietti alle estremità, è compatibile con quello in dotazione ai romani. Sul corpo visibile nel lenzuolo compaiono 120 segni di flagellazione e non le consuete 33 che normalmente venivano inferte. La “punizione esemplare” di Pilato? Di certo una cosa anomala per l'epoca.

LA CORONA DI SPINE. È un “unicum”: non ci sono altre tracce del genere nella storia. Non era una semplice corona, però, come vuole l’iconografia: i segni delle spine sono su tutto il capo. Quindi doveva trattarsi di una specie di casco. Essendo un unicum: chi poteva conoscerlo e dunque riprodurlo?

CROCIFISSIONE. Gesù, come tutti i condannati alla crocifissione, portava su di sé con tutta probabilità solo il “patibulum”, la trave orizzontale. Sulla spalla è evidente la traccia ematica della piaga di diversi centimetri provocata dallo sfregamento. Altro elemento interessante: il buco del chiodo è leggermente spostato rispetto al centro della mano, per evitare che il peso del corpo lo trascinasse giù una volta appeso, spezzando l'arto. Una finezza impossibile da conoscere e anche fosse stata conosciuta resta la difficoltà a riprodurla con precisione. “Chi ha fatto questo falso deve essere stato abilissimo” ci dice Centini.

IL COSTATO. Sul lenzuolo appaiono i segni di una ferita provocata da una lancia infilzata nel costato,esattamente come avvenne per Cristo. I soldati, infatti, non gli spezzarono le gambe per accelerare la morte, come solitamente usavano fare con le persone crocifisse, ma utilizzarono l'arma per constatarne il decesso. Dalla ferita uscì "sangue e acqua", come si legge nel Vangelo di Giovanni. E nella Sindone è stato rilevata proprio la presenza del siero. "Un esudato pleurico" secondo certi anatomopatologi, certamente un qualcosa di anomalo, difficilmente riproducibile in un falso.

POLLINE. Sul lino ci sono tracce di polline della Terra Santa. Quale falsario avrebbe fatto il giro del mondo per fare in modo che sopra ci fossero proprio i pollini della Terra Santa? Con le conoscenze dell'epoca, chi poteva sapere che ci fossero e cosa fossero?

MONETE. Sopra gli occhi, come da usanza, sono state poste delle monete risalenti all'epoca di Pilato. Una di queste “ha persino un errore” ci informa l’antropologo. Quale falsario l'avrebbe potuto realizzare?

Tanti indizi anche se manca la prova regina che ne decreterebbe l’originalità. Certo c’è anche chi ha la sua prova contro questa tesi: quella del carbonio 14 che data il telo di lino pregiato (nel Nuovo Testamento comprato dal ricco Giuseppe di Arimatea) al 1200. Ma in fondo chi può dire che questo esame sia attendibile davvero e non sia influenzato a sua volta dagli incendi cui la Sindone è scampata nei secoli? Il mistero continua, ma il dubbio sulla sua autenticità e sulla reale esistenza di Gesù non può non insinuarsi in chi non crede.

Si parla di

Sindone: perché l’uomo impresso sul lino può essere Cristo

Today è in caricamento