Lunedì, 25 Ottobre 2021
Spazio, l'Universo a casa tua

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A cura di Chi ha paura del buio?

“Chi ha paura del buio?” a Forlì per il prossimo Fridays for Future

Siamo a Kiribati, una nazione insulare indipendente del Pacifico centrale, formata da 33 atolli. Tra cui questo, l'atollo di Tarawa, una barriera corallina lunga poco più di 30 km, che fa da confine a una piccola laguna. Qui ha sede la capitale della repubblica di Kiribati, Tawara Sud. 

Il punto di massima altezza dell'atollo si trova a 2 metri di quota. Lo stesso vale per gli altri atolli di Kiribati, dove complessivamente vivono 120.000 persone. Questo rende Kiribati uno dei luoghi al mondo più vulnerabili all'aumento del livello dei mari. La nazione ha già perso due isolotti nel 1999. Si chiamavano Tebua Tarawa e Abanuea. L’acidificazione degli oceani rischia di ridurre il pescato, che è la principale risorsa economica della nazione; inoltre l’innalzamento dell’oceano sta mettendo a rischio l’agricoltura locale e la disponibilità di acqua potabile. Per questo molti kiribatesi hanno cominciato a emigrare in luoghi più sicuri. 

Ioane Teitiota, kiribatese emigrato in Nuova Zelanda, di fronte all’impossibilità di rinnovare il proprio visto di soggiorno ha chiesto asilo alla Nuova Zelanda per motivi ambientali, che nel 2015 gli è stato negato. Teitiota è dovuto rientrare a Kiribati con la moglie e i tre figli, nati in Nuova Zelanda. Il caso è stato visionato dal Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che nel 2019 ha stabilito l’impossibilità di respingere individui che nel proprio paese di origine devono affrontare condizioni indotte dal cambiamento climatico che violano il proprio diritto alla vita. Sebbene tale delibera non abbia valore vincolante, ha aperto la strada al riconoscimento dello status di rifugiato climatico, attualmente non contemplato dalla Convenzione di Ginevra. 

Suo malgrado, Kiribati è diventato uno dei simboli della crisi climatica e dell’urgenza di un’azione transnazionale immediata per tutelare le generazioni presenti e future.

Tra prese di posizione puramente ideologiche, negazionismo d’accatto e inerzia della classe politica, però, questo dibattito fatica a entrare in cima alla lista delle priorità collettive della nostra società. La sensibilizzazione capillare, soprattutto dei giovani e giovanissimi, è sempre più importante e proprio per questo è nato il movimento Fridays for Future. I Fridays for Future tornano venerdì 24 settembre e noi saremo presenti a Forlì. Al termine del corteo, verso le 11:00, saremo in Piazzale della Vittoria per mostrare le evidenze scientifiche del cambiamento climatico e cosa succederà se non si farà nulla per contrastare la crisi, ma anche per capire come affrontare il negazionismo e soprattutto per dare un messaggio forte, inequivocabile, su cosa possiamo e dobbiamo fare noi cittadini. Vi aspettiamo venerdì mattina a Forlì!

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