Lunedì, 8 Marzo 2021
Passaggio a livello

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A cura di Dario Balotta

Brebemi, l'autostrada dei record utile solo ai fagiani

Brebemi ha battuto tutti i record. Negativi. I suoi costi sono triplicati da 800 milioni a 2,4 miliardi, facendo costare l’autostrada 38,7 milioni a km. Per finanziare la nuova autostrada che collega Milano a Brescia, Brebemi si è sobbarcata un tasso d’interesse strabiliante del 7,8% che ora vuole riversare sugli utenti per i venti anni della durata della concessione. 

Il tutto mentre, come riportato dal Piano regionale della mobilità lombarda in discussione in questi giorni, si è registrato poi un crollo della mobilità automobilistica nel periodo 2008-2012 del 20% dei passeggeri/km. 

In pratica, in piena crisi della logistica e del trasporto merci, Brebemi offre 62 km di nuova strada su un mercato che non ha più bisogno di nuovo cemento da percorrere ma di una migliore logistica e costi di impresa minori: se i Tir viaggiano riempiti al 50% (mezzi vuoti) il loro problema è aumentare il coefficiente di carico, non avere più strada da fare. 

Anche i pedaggi della nuova arteria sono da record. Doppi sia per le automobili che per i Tir rispetto alle tariffe medie delle autostrade nazionali. Nei manuali di economia per illustrare il concetto di “monopolio naturale” si porta l’esempio delle autostrade, evidenziando che non si costruiscono due strade a pagamento lungo lo stesso tratto come invece ha fatto la Brebemi. 

Ora, probabilmente unico caso al mondo, abbiamo due città relativamente vicine collegate da percorsi diversi a pagamento. Mentre si costruiva la Brebemi, nata con l’obiettivo di decongestionare l’A4 da Brescia a Milano, il ministero dei Trasporti faceva avviare la realizzazione anche della quarta corsia da Milano a Bregamo, la tratta più congestionata. Nel contempo sullo stesso asse sta per essere completata l’Alta Velocità Milano-Brescia. Ecco perché l’utilizzo di Brebemi registrato in questi giorni è fallimentare. 

Per evitare che l'autostrada ora resti vuota va ricercata una soluzione gestionale che abbatta le tariffe approvate dal Cipe con un commissariamento della società di gestione. La Brebemi, nata come società interamente pubblica con numerosi enti locali azionisti, oggi è controllata da Banca Intesa e dal gruppo Gavio (concessionario e costruttore di autostrade). Sarebbe paradossale che dopo il consumo di 900 ettari di suolo agricolo e una ferita ambientale “storica” la strada resti vuota. 

L’unico modo per utilizzarla ora per far crescere il traffico è quello di dimezzare il padaggio rispetto alla A4, 3 o 4 cent al km per gli autoveicoli e 8-9 cent a km per i camion.

E' questa l'unica soluzione possibile per non avere oltre al danno economico e ambientale anche la beffa di un'autostrada frequentata più da fagiani che da automobili.

Del resto nessuno scommetterebbe oggi che su 120 mila veicoli di capacità giornaliera la frequentazione possa andare a regime oltre il 20%, cioè 25 mila veicoli giorno. Davvero troppo poco anche per un project financing nostrano che alla conclusione dei lavori chiede un aiuto di Stato di 490 milioni di euro di defiscalizzazione, 80 milioni a fondo perduto e l’allungamento della concessione di 10 anni, quando l'impegno iniziale dei promotori era quello di non far sborsare un euro allo Stato. 

Del resto i promotori dell'opera, con il consenso di tutti i partiti e tanto del governo quanto della Regione, non si sono accorti che mentre si voleva collegare le due zone più industrializzate d'Italia queste stesse zone sono diventate le più de-industrializzate del Paese.

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