Domenica, 19 Settembre 2021
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Opinioni

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A cura di Luciano Lanna

Berl generation

“Matteo Renzi e io siamo della Berlusconi generation” ha fatto sapere Micaela Biancofiore alla presentazione del suo libro autobiografico “Il mio cuore oltre gli ostacoli”. E ha accolto gli ospiti con le sigle dei cartoni animati, appunto, della “loro” generazione. Vale a dire “Candy Candy” e “Lady Oscar”.

Una aperta confessione dell’immaginario di chi ha oggi pressappoco quarant’anni ed è stato adolescente tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, quelli del trionfo assoluto del modello della tv commerciale, del disincanto discotecaro a tutto tondo, del divertimento modello Drive In, di Happy Days da “replica anni Novanta”, da “Ruota della Fortuna” e “Gioco delle coppie”.

La Biancofiore ammette, oltretutto, di avercela fatta e di essersi affermata, proprio grazie al grande amore per l’imprenditore che le aveva mandato in onda “quei” cartoon e quel modello di vita... Be’, aggiungendo che sappiamo della partecipazione del giovane Matteo Renzi alla “Ruota della fortuna” e della sua passione per Happy Days”, tutto appare chiaro. Siamo insomma al trionfo conclamato e a tutti i livelli, non solo sul piano dell’immaginario, di una precisa generazione, quella dei nati attorno ai primi anni Settanta. E, contemporaneamente, registriamo la sconfitta e l’oscuramento – grazie a tutta la retorica della rottamazione, di un’altra generazione, quella dei nati tra il 1956 e il 1966. Quella degli attuali cinquantenni, quelli che avevano imparato che si andava a nanna dopo “Carosello”, che si erano divertiti con cartoni animati come Yoghi e Braccobaldo, Will Coyote, Gatto Silvestro e Mister Magoo. Che in tv avevano conosciuto l’Odissea commentata da Ungaretti, La freccia nera e I Promessi sposi. Che erano cresciuti incollati sullo schermo con I ragazzi di Padre Tobia e Gianni e il magico Alvermann, Gli Eroi di Cartone e Gulp-I fumetti in tv. E in radio ascoltavano “Altro gradimento” e “Per voi giovani”… Che avevano capito che una partita di calcio poteva fare la storia (Italia-Germania 4 a 3), che del ’68 avevano sentito parlare gli zii e i fratelli grandi, che i cantautori (e la musica impegnata) era meglio di Sanremo, che dopo il film “segue il dibattito”, che i libri e i romanzi venivano prima di tutto.

Parliamo della generazione dei baby boomer, bambini negli anni Sessanta, adolescenti entusiasti e curiosi negli energetici Settanta e nei primi contaminati e contaminanti Ottanta…  Quelli i cui grandi film sono stati “Il laureato” e “Taxi Driver”, “Rocky” e “Il cacciatore”…  Quelli dei fumetti di qualità, da Corto Maltese a Linus, da Andy Capp a Metal Hurlant… 

Bene, il problema italiano a noi sembra proprio questo: la messa al bando, il saltare il giro per questa generazione, quella degli ex baby boomer. Anche in politica. Siamo infatti passati dai D’Alema e dai Fini, dai Veltroni e dai Casini, ai Renzi e alle Biancofiore. E anche, tranne qualche rara eccezione, nel giornalismo, dell’establishment, tra i manager. Siamo passati dalla generazione che leggeva Tex e Il Grande Blek a quella, appunto, di Candy Candy e Lady Oscar... E hanno fatto fuori noi, quelli che avrebbero – e potrebbero ancora – contribuire alla sfera pubblica e all’immaginario con l’apporto di una formazione tra i migliori fermenti creativi del secondo Novecento. È come se – per usare la metafora di un film a noi caro come “Un mercoledì da leoni” di John Milius – per una precisa generazione l’opportunità della “grande mareggiata” non fosse mai arrivata… 

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