Martedì, 19 Gennaio 2021
Trentenni

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A cura di Maria Carola Catalano

#leggecontrofemminicidio no grazie: #iomisalvodasola

Il decreto anti femminicidio è legge. Il Senato venerdì scorso ha votato sì alla conversione del testo licenziato il 14 agosto dalla Camera: 143 i voti favorevoli e 3 i contrari. Lega, Sel e Movimento 5 Stelle si sono astenuti.

La legge stabilisce l'aumentano delle pene, anche attraverso l'introduzione di nuove aggravanti, e potenzia gli interventi a sostegno delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica introducendo la fugira dello psicologo presso le questure e il potenziamento delle case rifugio per cui sono stati stanziati 10 milioni di euro per quest'anno.

Vi sembra abbastanza? Adesso cambierà tutto? Io non credo proprio. Un uomo che uccide una donna secondo voi prima di farlo penserà: "dato che ora rischio di più forse è meglio che non lo faccio? E una donna che ha subito maltrattamenti adesso che potrà avere accoglienza presso strutture gestite da personale con competenze adatte alla delicata situazione avrà sicuramente un servizio statale in più a cui aggrapparsi ma non credo che la soluzioni stia tutta lì.

A pensarla così sono tante donne che su twitter si sono riunite lanciando l'hashtag #iomisalvodasola. Contestano anche l'impossibilità di ritirare la querela per stalking una volta fatta. "Questo sottopone le donne all'umiliazione di un processo (solo un giudice infatti può decidere di ritirarla) e sponsorizza omertà".

I dati. Secondo l’Istat sono 100 le vittime nel 2012, una ogni due giorni, mentre l'ultimo rapporto Eures-Ansa sull'omicidio volontario parla di 81 donne uccise nei primi sei mesi del 2013, di cui il 75%, dunque la maggior parte, nel contesto familiare o affettivo.

Le ultime tragedie. Uno degli ultimi fatti di cronaca nera, catalogabile dentro ai casi di femminicidio, vede come vittima sacrificale proprio una donna vicina ai trent'anni. E anche il suo assassino aveva più o meno la stessa età: 28 anni. Erano una coppia e venivano dalla Colombia. Uso il passato perchè anche lui è morto. Da una prima ricostruzione dei fatti sembrerebbe che dopo aver strangolato la sua compagna si sia gettato sotto un treno, alla stazione di Rovereto, in provincia di Trento, forse in preda ai sensi di colpa.

Questo caso ci aiuta a renderci conto di due cose: in primis ci dice che i rapporti di coppia, oggi come ieri, possono generare odio ed essere letali; in secondo luogo ci fa capire quanto questa legge non sia abbastanza per risolvere il problema. L'assassino si è ucciso, come spesso accade. Per lui non ci sarà nessuna pena, si è già punito da solo. E la donna non avrà bisogno di assistenza post minacce: è morta. La sua vita è finita. Forse anche l'assassino suicida andava aiutato.

Spesso prima del femminicidio ci sono le minacce e lo stalking. Lo Stato pensa quindi di riuscire con questa legge ad intervenire prima che sia troppo tardi?

Mettendo un braccialetto elettronico (che tra le altre cose ci costerà molto) che eviti che lo stalker violi i domiciliari o gli ordini di allontanamento dall’abitazione in cui risiede la vittima?

Forse sarebbe meglio prevenire invece di curare. Educare al rispetto dell'altro in generale, e della donna in questo caso particolare, è ancora una volta il cuore del problema.

Che cosa prevede in tal senso la legge contro il femminicidio? "Sensibilizzare gli operatori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere”, “adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione”, inserimento in ogni ciclo scolastico programmazione didattica sul tema". Due righe in un testo di 70 pagine.

Forse i tempi stretti che il Parlamento aveva per decidere cosa fare del ddl (doveva necessariamente approvare altrimenti il testo entro martedì scorso altrimenti sarebbe decaduto) non hanno aiutato. Viene quindi fuori un problema ancora più grande poichè strutturale: questo paese deve imparare a "giocare" d'anticipo, ad avere una programmazione sensata e smetterla di lavorare sulle emergenze. Le cose dell'ultimo minuto non funzionano quasi mai. Se i nostri politici iniziassero a capirlo e ad agire di conseguenza il futuro dei trentenni di oggi potrebbe essere meno incerto e più speranzoso.

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