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Sabato, 27 Novembre 2021
Trentenni

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Trentenni

A cura di Maria Carola Catalano

Benvenuti nel club della "Generazione smarrita" ma solidale

Una settimana fa sono entrata ufficialmente nel club dei trentenni. Sarà per questo che, ancor più di prima, negli ultimi giorni mi sono chiesta cosa mi porterà questo nuovo decennio che mi accingo a vivere: amore? Famiglia? Soldi? Beh, all'ultima domanda ho già una risposta: non molti. Sono già molto fortunata a trovarmi nella situazione economica in cui mi trovo. Non mi aspetto grandi cambiamenti nell'imminente futuro.

Per quanto riguarda il resto le attese sono decisamente diverse. Spero di incontrare l'uomo della mia vita, di godermi qualche anno spensierato insieme a lui facendo dei viaggi in giro per il mondo ogni volta che ne ho l'occasione, trascorrendo fine settimana insonni per poi costruire una famiglia e cambiare le mie abitudini. Troppo?

Secondo la sociologa Bernadette Bawin-Legros - docente alle Università di Ginevra, Parigi, Montreal e Saint Quentin, autrice di diversi bestseller in Francia e Belgio sui cambiamenti sociali e tra questi del libro "Generazione smarrita - il mondo dei trentenni" le chance che questi desideri diventino realtà sarebbero abbastanza basse.

La sociologa sostiene infatti che oggi i trent'anni non sono più un momento spartiacque nella vita di un individuo (come lo erano una volta); sostanzialmente la mia quotidianità non cambierà molto, ancora per un po'.

Non mi metterò in riga e non farò ordine nel caos. Al contrario ad avere la meglio saranno ancora i dubbi e le incertezze. "I trent'anni - si legge nella trama del libro - sono divenuti l'età delle inquietudini, della ricerca di un impiego valorizzante, del rifiuto della politica e della religione tradizionali, del sesso come espressione unica dell'amore, della riscoperta degli interessi personali e delle amicizie. I figli dei baby-boomer, coloro che sono nati nella speranza alla fine delle lotte, sembrano vivere una profonda disillusione. Come se tutte le loro speranze fossero crollate. Come se il loro potenziale fosse stato sprecato. Come se a loro fosse stato tutto permesso ma nulla concesso".

Alla fine il ritratto che viene fuori di questa generazione però, nonostante le premesse, risulta positivo: i trentenni sono "individualisti sì e quasi mai totalmente indipendenti, ma allo stesso tempo solidali e disposti ad ascoltare, in perenne bilico tra la speranza di una società nuova e il fallimento della diplomazia di turno".

Io voglio essere fiduciosa: possiamo farcela. Basta fare la nostra piccola parte nel mondo: siamo noi il futuro. Proviamoci almeno. Cosa abbiamo da perdere? Le nostre scelte saranno determinanti, forse non tanto per noi, ma per i nostri figli, se ne faremo. La sociologa ha decisamente ragione: anch'io sono combattuta e la mia visione del futuro anche se positiva è circondata da un alone di disillusione, come quella dei miei coetanei.

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