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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Trentenni

Opinioni

Trentenni

A cura di Maria Carola Catalano

Pendolari vita natural durante

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha rilasciato un'intervista al Corriere in cui parla dei giovani di oggi e in particolare delle sue figlie e delle nipoti: "fuggite" in cerca di fortuna "perché i giovani scappano e trattenerli è praticamente impossibile".

Mettere lo stretto necessario in valigia e lasciare la propria terra, che non offre molto in termini di possibilità ma tantissimo dal punto di vista affettivo, purtroppo è un'esperienza che una grandissima fetta di trentenni italiani hanno fatto.

Anch'io, per esempio, dodici anni fa ero una "figlia in partenza". Ho lasciato la Sicilia perchè volevo di più e sono partita alla volta della Capitale, per scoprire qualche tempo dopo che, anche se a Roma le probabilità di avere un buon lavoro sono di più di quelle che avrei avuto in Trinacria, anche qui le cose non vanno alla grande. Così dopo aver costruito una rete di rapporti di amicizia vera (tra le altre cose impresa ardua in una città così grande e complessa) nella Città Eterna ho visto molti coetanei andar via per partire alla volta dell'Europa: Irlanda, Inghilterra, Germania, Belgio, Lussemburgo o Belgio le mete più ambite. Ma anche in Spagna ci sono molti trentenni italiani che, nonostante la crisi, dicono di stare meglio che nel Belpaese.

Comunque non è la meta a fare la differenza. Quel che accomuna tutta questa gioventù è sicuramente la voglia di vivere meglio, di avere di più ma anche di poter dare di più alla società in cui vive e per poter fare tutto ciò i trentenni si trasformano in vagabondi con un animo complesso.

Partire significa infatti lasciare la casa natale e non averne una nuova, tutta per sè, per molto tempo. Significa anche, alle volte, ripartire un'altra volta e un'altra ancora quindi smettere di avere legami troppo stretti con un luogo. Questo ha delle ripercussioni psicologiche sull'identità della persona che si mette in gioco: è divisa tra il luogo d'origine e la città/le città che l'hanno accolta con tutto ciò che ne consegue. Sul piano pratico, invece, ciò significa invece trasformarsi in un pendolare vita natural durante.

Partire e andare però hanno anche milioni di risvolti positivi. Si diventa grandi più in fretta. Autonomi al 100% e questo fa star bene. Cambiare il contesto permette di fare confronti. E il confronto è tendenzialmente costruttivo. Uscire dal gruppo ci apre alla conoscenza del diverso e ci fa scoprire mondi interessanti e spesso stereotipati, soprattutto nella piccola provincia italiana.

Certo sarebbe decisamente meglio essere nella condizione di poter scegliere di tornare alla base una volta arricchito il nostro bagaglio culturale; cosa che la mia generazione non può fare. Si parte per non tornare, anche se quando si prepara la valigia si ignora del tutto questo finale. L'illuminazione arriva verso i trent'anni, quando si fa il punto sulla propria vita: su quello che si è fatto sin ora e su quale direzione si vuole prendere e si scopre che, a differenza di quanto si pensava da ragazzini, ancora a 30 anni non lo si sa; il futuro è tutto, o quasi da scrivere. Tendenzialmente si è compreso che tornare indietro è molto difficile ma gli obiettivi che tutti gli esseri umani sani di mente hanno non sono stati ancora raggiunti: c'è molto da lavorare. Un altro buon motivo per essere sottosopra.

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