Venerdì, 25 Giugno 2021
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Opinioni

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A cura di Massimiliano Dona

Arriva l'Antitrust a dire come dovrebbe essere la pubblicità dei web influencer (mentre tutti tacciono sul giornalismo prezzolato)

Sulla pubblicità degli influencer (i moderni testimonial che usano i social network come Facebook o Instagram per promuovere beni o servizi) abbiamo inaugurato mesi fa con l'Unione Nazionale Consumatori una significativa campagna per la trasparenza dei messaggi promozionali veicolati da queste star di internet. Ora finalmente, dopo il nostro esposto, si muove anche l'Autorità Antitrust che avrebbe inviato lettere di "moral suasion" a una serie di vip - secondo indiscrezioni tra gli altri ci sarebbero Chiara Ferragni e il suo compagno Fedez, ma anche Belen Rodriguez, Alessia Marcuzzi, Melissa Satta, Anna Tatangelo, Federica Pellegrini - e ad alcuni marchi (come Adidas e Yves Saint Laurent).

Sulla necessità di regolamentare questa forma di marketing si è mossa anche la politica con l'ottima iniziativa di Sergio Boccadutri (Pd) che ha proposto un ordine del giorno con il Ddl Concorrenza per impegnare il Governo ad intervenire a livello legislativo "affinché l'attività dei web influencer sia regolata".

Oggi quindi festeggiamo una prima vittoria in questa battaglia per la trasparenza di un fenomeno in crescita esponenziale che in altre parti del mondo è già stato affrontato, dagli States dove è intervenuta la Federal Trade Commission alla Gran Bretagna dove i contenuti sponsorizzati devono essere chiaramente identificati da apposite diciture.

Del resto, al giorno d'oggi, le valutazioni e i commenti di determinati blogger o influencer su una borsa o un profumo (o anche solo un loro scatto alla guida di una certa autovettura o mentre si trovano in un determinato hotel) possono far decollare le vendite. Tutto ciò, occorre ribadirlo, è perfettamente lecito, il punto è piuttosto nel fatto che generalmente i follower-consumatori percepiscono tali comunicazioni come consigli derivanti dall'esperienza personale e non come una comunicazione pubblicitaria.

Così se un tweet o uno scatto su Instagram di questi personaggi vale oro (secondo un'indagine del Daily Telegraph la fashion blogger Chiara Ferragni per ogni promozione pubblicitaria sui social incassa oltre 10mila euro), è chiaro che servono regole, tanto meglio se condivise: su questo devo dire che purtroppo l'Antitrust non è stata capace di fare sistema. Forse preoccupata del troppo tempo perso fin qui, annuncia una moral suasion che trascura le molte iniziative già in campo da tempo, come la Digital Chart dell'Istituto per l'Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) o il Codice etico diffuso da IgersItalia (l'associazione degli instagramers).

C'è solo da sperare che si faccia bene e presto: le tecnologie corrono e si moltiplicano le furbate da parte delle star di internet interessate solo al proprio tornaconto. Serve più trasparenza, i fan la meritano e la regolamentazione non puó restare a guardare....

Il fenomeno del marketing occulto - come spiega la stessa l'Autorità - è particolarmente insidioso, in quanto è in grado di privare il consumatore delle naturali difese che si ergono in presenza di un dichiarato intento pubblicitario. Detto questo, forse è la volta buona per accendere un faro anche su certo giornalismo prezzolato... anche se temo che per far ciò, i tempi non siano ancora maturi! Quindi meglio prendersela con blogger e star di internet: sono bersagli appariscenti e non hanno (ancora) un sindacato che li difenda... Voi che ne dite?

Se volete segnalarci pubblicità sospette, scriveteci a sos@consumatori.it

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Arriva l'Antitrust a dire come dovrebbe essere la pubblicità dei web influencer (mentre tutti tacciono sul giornalismo prezzolato)

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