Lunedì, 14 Giugno 2021
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A cura di Massimiliano Dona

Bollette a 28 giorni: l’Antitrust indaga sul cartello degli operatori telefonici

La guerra totale che abbiamo scatenato agli operatori della telefonia potrebbe aver segnato una tappa fondamentale nel provvedimento emanato la scorsa settimana dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Dopo le molte sanzioni inflitte da Agcom, infatti, adesso il gioco adesso comincia a farsi molto duro. Perchè lo dico? Basta leggere il provvedimento di avvio dell’istruttoria, dove l’Autorità Antitrust spiega di aver ritenuto che TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre abbiano, anche per il tramite dell’associazione Asstel, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla fatturazione delle offerte sui mercati di telecomunicazioni! Insomma una sorta di accordo tra gli operatori che sarebbe sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto nell’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. 148/2017 in capo agli operatori di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese.

Tutti sanno che le compagnie Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno comunicato ai propri clienti il ritorno alla fatturazione mensile, effettuando un repricing del canone periodico legato alla distribuzione della spesa annuale complessiva su 12 canoni, anziché 13. Ma l’Antitrust osserva che, nonostante né la legge né le Linee Guida AGCOM, facciano alcun riferimento alla rideterminazione del numero dei canoni, né tantomeno al concetto di spesa complessiva annuale, i quattro operatori hanno tradotto il portato delle nuove regole alla propria base clienti mediante il riferimento al parametro di spesa annuale invariata. La spesa annuale, tuttavia, non sembra essere un elemento contrattuale indicato al momento della sottoscrizione delle offerte di telecomunicazione fissa e mobile da parte degli utenti. Infatti, le offerte contrattuali dei suddetti operatori hanno sempre fatto riferimento ad un prezzo periodale di tipo quadrisettimanale (e precedentemente mensile) e non ad un corrispettivo annuale.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato, quindi, secondo l’ipotesi istruttoria dell’Authority, a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte limitando al contempo il rischio di fuoriuscita dei propri clienti verso i principali concorrenti, in un momento di shock esogeno del mercato. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in occasione della ottemperanza ai menzionati obblighi normativi.

Insomma l’accusa dell’Antitrust è gravissima. E sembra supportata da cospicua documentazione reperita dalla Guardia di Finanza durante le perquisizioni: in un ampio giro di email, infatti, i quattro operatori si scambiano informazioni sensibili in relazione alle proprie politiche commerciali verso la clientela sia con riguardo al repricing connesso alla modifica del ciclo di fatturazione sia in relazione alle modalità e ai tempi con i quali sarebbero stati implementati gli obblighi legislativi nonché con riguardo al diritto di recesso da concedere o meno ai clienti a seguito della cosiddetta rimodulazione. “Tale scambio di informazioni -sono parole dell’Autorità- anche alla luce di quelle che sono state le decisioni commerciali assunte in concreto dagli operatori, risulta essere stato finalizzato ad un coordinamento delle politiche commerciali adottate in occasione dell’adeguamento al mutato quadro regolamentare prima e normativo poi”.

Ecco allora che, come più volte denunciato dall’Unione Nazionale Consumatori, questo scambio di informazioni ha eliminato l’incertezza circa il comportamento dei concorrenti ed ha fatto sì che “tutti gli operatori, mantenendo compatto il cd fronte, dessero attuazione alle nuove previsioni legislative con le medesime modalità. Allo stato non è, infatti, in contestazione la decisione di accompagnare la modifica del ciclo di fatturazione con una modifica del canone mensile bensì il fatto che tutti gli operatori abbiano deciso di effettuare il repricing conseguente alla modifica obbligatoria del ciclo di fatturazione nella misura dell’8,6% attraverso il riferimento al parametro della spesa annuale invariata”.

Insomma, circostanze gravissime che aprono le porte (si spera) ad una maxi sanzione antitrust (fino al 15% del fatturato di ogni operatore). Ma non solo: se fosse confermato il cartello anticoncorrenziale, saremmo pronti ad attivare la più colossale class-action della storia. Oltre 100 milioni di utenti potrebbero chgiedere i danni agli operatori di telefonia! Io credo che se lo siano meritato per il loro imperterrito atteggiamento di totale insofferenza alle regole. Per questo stiamo raccogliendo le adesioni: già migliaia di consumatori hanno aderito, cosa aspetti a farlo anche tu? Dai la tua adesione preliminare all’azione per i rimborsi della fatturazione a 28 giorni.

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