Sabato, 24 Luglio 2021
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A cura di Massimiliano Dona

L'internet delle cose e l'interesse dei consumatori

E’ uno dei trend tecnologici del 2015 (secondo Gartner): è l’internet delle cose, traduzione italiana di Internet-of-Things (IOT), uno dei fenomeni destinati a cambiare la vita di tutti noi!

Che cosa è? In sintesi, l’Internet of Things è il processo con cui gli oggetti fisici vengono connessi a Internet, consentendo loro di trasferire dati e di comunicare con altri dispositivi. Insomma, siete infastiditi dal fatto che la carta della stampante in ufficio si esaurisca all’improvviso? Potete utilizzare l’Internet of Things per monitorare i livelli di carta e ricevere una notifica quando è necessario acquistare altra carta o perfino creare un comando che invia automaticamente un ordine di acquisto quando le scorte di carta scendono al di sotto di un certo livello.

Nata come ‘machine-to-machine-communication’, l’Internet delle Cose con il passare del tempo si sta rivelando un vero e proprio cambio di paradigma nelle modalità di interazione tra le persone e gli oggetti e quindi (per questo ne parliamo qui) tra clienti e prodotti. E’ un percorso che ha avuto inizio con i piccoli e grandi elettrodomestici ma che ben presto è uscito dai confini delle nostre case (superando la domotica): oggetti che non necessitano dell’intervento umano per funzionare e interagire, una realtà che si sta realizzando sotto i nostri occhi.

Quasi due terzi dei consumatori Italiani dicono di essere attratti dalla prospettiva di risparmiare tempo grazie all’uso delle nuove tecnologie, dichiarandosi attratti dall’opportunità di organizzare la propria vita più facilmente. Anche per questo mi sento di dire che è un processo che va accompagnato con fiducia, ma anche con qualche attenzione.

Le norme (ad esempio quelle del Codice delle comunicazioni ) faticano a regolamentare le nuove molteplici situazioni nelle quali può trovarsi l’utente: basterebbe pensare alle problematiche connesse alla privacy, ai costi di connessione, alle problematiche derivanti dallo sviluppo dei nuovi modelli di business, in cui si complicano i modelli contrattuali e appaiono soggetti nuovi quali i produttori di terminali intelligenti, i fornitori di servizi M2M, i fornitori di app, gli operatori di telefonia, etc (pensiamo a quando il consumatore acquista un dispositivo interconnesso, come un Kindle, solitamente equipaggiato con SIM, ma non sottoscrive un contratto per la fornitura di un servizio di comunicazione).

E’ già chiaro che i possibili disservizi potrebbero moltiplicarsi a discapito dell’utenza… un motivo di più per non trascurare il fenomeno: l’internet delle cose esiste e presto i consumatori potranno toccarla con mano.

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