Domenica, 20 Giugno 2021
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A cura di Massimiliano Dona

Il caldo, la corretta alimentazione e i costi per un pranzo fuori casa

Con questo caldo ero in giro per Milano in cerca di un pranzo rapido (e rinfrescante). Per questo sono rimasto colpito dal cartello promozionale che invitava i passanti a entrare in un bar: accanto alla foto con un menu a base di un calorico piatto pronto, era proposta l'alternativa di una bella insalata. Il paradosso era nel prezzo delle due offerte: più costoso il piatto di verdura!!!

Lo spunto è utile per stimolare la riflessione dei consumatori sui prezzi di certi alimenti: nel mondo, infatti, scendono quelli dei prodotti industriali (biscotti, merendine, patatine, bevande zuccherate, gelati, caramelle, etc.), mentre aumenta il costo di frutta e verdura. Può sembrare strano, ma è proprio così… Con conseguenze non proprio desiderabili: sulle tavole finisce sempre più cibo scadente e ne risente la qualità della vita, mettendoci a rischio obesità!

I dati sono confermati dall’Overseas Development Institute, che si occupa di studiare i Paesi emergenti: ci sono nazioni in cui i prezzi della frutta e verdura hanno subìto aumenti del 90%, mentre scende il costo del cibo spazzatura!

C’è poco da stupirsi quindi se poi in Brasile, Messico, Cina e Corea il tasso di popolazione in sovrappeso o obesa è arrivato a concorrere con quelli che si registrano in Gran Bretagna e negli Stati Uniti: le oscillazioni di prezzo hanno favorito un consumo di alimenti elaborati a discapito di quelli di origine vegetale (soltanto in Brasile, i ricercatori hanno stimato un aumento del consumo di piatti pronti di 30 kg l’anno per persona). E intanto i gelati in Gran Bretagna costano oggi la metà di quanto costavano negli anni ottanta.

Si tratta di numeri sufficienti, a detta dei ricercatori, per affermare che «se mangiare in maniera salutare diventa più costoso, non c’è da stupirsi di fronte all’aumento dei tassi di obesità e di malattie a essa correlate». Ad allargare la forbice dei prezzi sarebbe anche «l’impiego di materia prima a buon mercato da parte dell’industria alimentare, che con l’utilizzo degli aromi combina al meglio gli ingredienti che utilizza per esaltarne il sapore». Così mangiare in maniera sana nei Paesi in via di sviluppo è divenuto un lusso, soprattutto nelle realtà emergenti.

Come venirne fuori? Anche in Italia qualcuno ha sostenuto di tassare il consumo di junk food. Per evitare la solita demagogia, l’Unione Nazionale Consumatori aveva proposto che l’approccio fiscale fosse mirato a sovvenzionare serie campagne educative della cittadinanza: solo un consumatore consapevole può scegliere come alimentarsi correttamente indipendentemente dal prezzo dei singoli beni.

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