Lunedì, 14 Giugno 2021
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A cura di Massimiliano Dona

L'inaudito tradimento di Volkswagen e la classaction per i risarcimenti ai consumatori

Ci sono momenti nella storia della protezione dei consumatori destinati a rimanere epocali. Quello che forse nessuno ancora vi ha detto, tra i molti commenti che sono circolati sullo scandalo Volkswagen, è che non si tratta di uno dei tanti casi che hanno riguardato l'industria automobilistica in questi anni. Sappiamo bene che la tutela dei consumatori è nata proprio su questi temi, circa 60 anni fa: fu l'avvocato americano Ralph Nader, infatti, a pubblicare un celebre libro di inchiesta contro la pericolosità delle auto dal titolo "Unsafe at any speed" (e Nader ci raccontò gli albori della consumer protection a Roma, invitato a ritirare il Premio Vincenzo Dona nel 2007).

Aggiungo che la recente storia automobilista Usa è ricca di scandali, richiami e risarcimenti: solo per dare uno sguardo agli ultimi anni, passiamo dagli pneumatici Firestone del 2001 a Ford, costretta a richiamare 12 milioni di veicoli a rischio incendio nel 2008 e ancora Toyota (che per colpa di un acceleratore che rischiava di bloccarsi richiamò 10 milioni di auto) ed infine GM-Opel (7,6 milioni di auto con problemi al blocchetto di accensione). 

Ma fin qui si trattava di difetti, magari frutto di negligenze, magari occultati agli occhi dell'opinione pubblica. Fatti gravi che giustificarono il ritiro di milioni di pezzi e risarcimenti milionari, ma mai, dai tempi di Ralph Nader, avevamo nuovamente assistito ad un simile inaudito, colossale tradimento della fiducia del pubblico dei consumatori come quello perpetrato da Volkswagen tra il 2009 e il 2015.

Non a caso, negli Usa è stata avviata un'azione di tipo penale con il rischio di una sanzione da 18 miliardi di dollari! Se ci pensiamo bene l'inganno perpetrato dalla casa di Wolfsburg (e probabilmente dal suo AD, Martin Winterkorn) è molto simile al doping: lo sportivo trama per presentarsi pulito ai test, ma poi assume sostanze per battere la concorrenza in gara. Qui è accaduto qualcosa di simile, grazie al software in grado di riconoscere quando la vettura era sottoposta ai test al fine di nascondere le sue reali emissioni inquinanti.

E adesso cosa succederà? In molti mi chiedono se è immaginabile una classaction per i risarcimenti ai consumatori in Italia: per prima cosa è necessario attendere di capire se lo scandalo ha riguardato anche le auto vendute in Italia tra il 2009 e il 2015 (si parla di Golf, Beetle, Passat, Jetta e Audi A3). A tale scopo l'Unione Nazionale Consumatori, sta raccogliendo le segnalazioni allo "Sportello auto".

Da parte mia penso che se le case automobilistiche hanno ingannato i consumatori sulle norme antismog, molto di peggio potrebbero aver fatto sui consumi di carburante che da anni denunciamo essere non corrispondenti al vero: ecco, se si dimostrasse che anche sul versante dei consumi, fosse in atto qualche stratagemma, allora sì che un'azione di classe avrebbe successo. Pensate che su una percorrenza stimata di 20mila km/anno una autovettura di medie dimensioni potrebbe aver consumato 700/800 euro di carburante in più rispetto a quanto dichiarato. Denari che sarebbe giusto far tornare nelle tasche dei consumatori. Voi che ne dite?

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