Sabato, 5 Dicembre 2020
AAA... acquisti

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A cura di Massimiliano Dona

L’ultimo inganno della telefonia sulle ricaricabili: la concorrenza dov’è?

Questa volta i rincari sono arrivati a sorpresa in un settore nel quale i consumatori erano ormai abituati a offerte sempre più convenienti. Mi riferisco alla brutta storia della rimodulazione delle offerte ricaricabili che adesso prevedono l'addebito ogni 28 giorni, invece che mensilmente: in pratica i piani tariffari avranno una durata inferiore (13 ricariche/anno invece di 12).

Wind (da marzo) e Vodafone (da giugno) prevedono di adottare le nuove tariffe solo per le nuove sottoscrizioni di contratti, mentre Tim ha addirittura tentato la rimodulazione anche per i vecchi clienti. Dopo la protesta dell’Unione nazionale Consumatori, l’Autorità per le comunicazioni (Agcom) ha diffidato Tim a prorogare il termine per il diritto di recesso senza costi.

Questo scherzetto (qualcuno lo ha chiamato la truffa della tredicesima) obbliga tutti gli utenti a pagare di più (circa il 7% in più), ma forse c’è qualcosa di ancora più preoccupante… L'analisi delle offerte fa emergere infatti che gli operatori si sono mossi, guarda caso, nel periodo estivo (con modalità subdola e strategica per minimizzare le disdette), ma anche con curioso tempismo.

Allora se la rimodulazione tariffaria è legale cosa c’è che non va? Il fatto è che tutti gli operatori si sono allineati contemporaneamente e questa è un’anomalia che finisce per distorcere la concorrenza in uno dei rarissimi campi in cui ha funzionato. Ecco perché la cosa è allo studio anche dell’Autorità Antitrust…

Quel che è certo è che il vento per le TELCO sembra cambiato anche a livello europeo: la vecchia commissione UE si era dimostrata più malleabile, ma adesso alcune operazioni tra operatori (come quella Wind e 3 Italia nel nostro Paese) potrebbero subire una battuta d’arresto, stando almeno a quanto affermato a New York dal Commissario Antitrust Margrethe Vestager, secondo cui non ci sono prove concrete che la riduzione del numero di operatori sul mercato porti a un aumento degli investimenti. Anzi, per il Commissario è vero il contrario: “alcune ricerche sembrano indicare che una riduzione del  numero di operatori da 4 a 3 sui mercati mobili nazionali può portare a un aumento dei prezzi per i consumatori ma non a un incremento degli investimenti”.

Insomma la situazione è delicata: spero per i consumatori che non si debba dire addio anche all’unico mercato davvero concorrenziale del nostro Paese.

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