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Le stelle degli alberghi: perché non aiutano la scelta dei consumatori

Ogni estate si moltiplicano i reclami dei turisti che restano delusi dalle stelle di cui si fregia un albergo che ha deluso le aspettative del viaggiatore! La domanda più ricorrente è questa: come sono assegnate le stelle, chi controlla, a chi posso rivolgermi per denunciare difformità e disservizi? Dubbi legittimi, coinsiderato che nel nostro Paese non è affatto chiaro il significato di questo sistema che dovrebbe (condizionale d’obbligo) essere il parametro più immediati per valutare la qualità di una struttura recettiva. Eppure non sono mancati gli interventi normativi: il primo sistema per classificare gli alberghi italiani risale al 1937 quando si decisero cinque classi: lusso, prima, seconda, terza e quarta.

C’erano quindi cose valutabili oggettivamente e altre un po’ più discrezionali (come calcolare “la massima comodità di arredamento”), ma di fatto, in alcune Regioni questi parametri sono stati mantenuti per decenni. Nel 1983, poi, una “legge quadro” impose a tutte le Regioni di adottare la classificazione a stelle: non impose però dei nuovi parametri, limitandosi a proporre una semplice transizione da un sistema all’altro con il risultato che un albergo che decenni prima era stato classificato come di lusso, poteva fondamentalmente continuare a vivere di rendita.

E non era neppure un sistema omogeneo: le tre stelle di una regione non equivalevano alle tre stelle di un’altra.

Nuova riforma nel 2008 (a firma di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Turismo) che prevedeva dettagliate informazioni sugli standard minimi richiesti per ogni stella, ma da applicare soltanto agli alberghi aperti (o ristrutturati) dal 2009 in poi. Inoltre, il decreto permetteva agli alberghi collocati in edifici dai “valori storico culturali” di non doversi sottoporre ai lavori necessari per adeguarsi ai nuovi standard, e mantenere la propria classificazione. Per tutti gli altri alberghi già esistenti, veniva

lasciata alle Regioni la possibilità di modificare in modo migliorativo le regole (alzando cioè gli standard minimi) e di «definire i Regolamenti e ad attribuire le competenze per il funzionamento delle verifiche, per il rilascio dell’attestato, per la sorveglianza periodica attuata sulle strutture assegnatarie, a garanzia del mantenimento nel tempo dei requisiti che hanno in origine concesso il riconoscimento della classificazione alberghiera». Negli anni le Regioni lo hanno fatto, adeguando i requisiti minimi previsti nel 2008 e delegando a loro volta i controlli sulle strutture a comuni, province o città metropolitane.

Nel 2014 fu infine approvata la legge 106/2014 che prevedeva di aggiornare gli standard minimi (per esempio aggiungendo il tipo di offerta internet nelle camere), ma non è mai stato approvato il decreto attuativo che permetterebbe di metterla davvero in pratica.

Insomma, ad oggi (in teoria) un funzionario del Comune dovrebbe andare nell’albergo che sta per aprire e, uno a uno, verificare tutti i requisiti richiesti dal regolamento regionale. Tornando poi anche a controllare, ad esempio, quante lingue parla l’addetto alla reception (perché è uno dei requisiti richiesti). E nel caso anche uno solo non sia rispettato, dovrebbe non assegnare le stelle richieste. Tutto questo in teoria.

Su queste disfunzioni ho pubblicato il video...

Le stelle degli hotel: perché servono davvero a poco

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Rispondo infine alla domanda che spesso i consumatori ci rivolgono in ordine alle modalità per fare reclamo: se in un hotel dovessero venirvi dei dubbi sulle stelle assegnate, potete farlo presente all’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) o allo Sportello unico per le attività produttive (SUAP) dei Comuni che dovrebbero (almeno a seguito di una segnalazione precisa) attivarsi effettuando verifiche! In alternativa, per i casi più gravi di vacanza rovinata, c’è lo sportello turistico dell’Unione Nazionale Consumatori

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