Venerdì, 7 Maggio 2021
AAA... acquisti

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A cura di Massimiliano Dona

Il maxi conto da 1100 euro nel ristorante di Venezia ci ricorda che per i turisti siamo il Paese delle fregature

In questi giorni sull’onda delle polemiche generate dal maxi conto presentato da un ristorante veneziano sono state rilanciate le notizie per le quali l’Italia non è un paese nel quale i turisti si trattengono volentieri. Sembra infatti che il numero di pernottamenti che i turisti spendono nel nostro paese sia inferiore rispetto alla media europea.

Nel 2016, negli esercizi ricettivi dei 28 Paesi dell’Unione europea si registrano 2,9 miliardi di presenze di clienti, in aumento del 3,4% rispetto al 2015. L’Italia è ormai scesa in terza posizione in Europa per presenze negli esercizi ricettivi. La Spagna resta il primo paese per numero di presenze turistiche in notevole crescita rispetto al 2015; segue la Francia.

Il punto è che in Italia i turisti fanno vacanze “mordi e fuggi” trattenendosi da noi il meno possibile: il perché è facile capirlo anche scorrendo i reclami dei turisti stranieri ricevuti dall’Unione Nazionale Consumatori: E vi assicuro che si ha la netta sensazione che il turista in Italia si senta in pericolo. Posso capirlo: è assediato dai furbetti e dai disservizi.

Quanto ai primi, basterebbe ricordare che siamo il Paese dei prezzi differenziati tra turisti e residenti; da noi la fanno da padrone i taxi abusivi (e, in qualche caso, i tassisti disonesti); da noi i prezzi non sono esposti (dai listini dei bar alle vetrine delle vie del centro). Siamo il luogo dove ci fanno pagare pane e coperto anche dove questa voce è vietata.

Ma siamo anche il Paese dei disservizi! A cominciare dalle difficoltà che ristoratori e bar (ma anche le forze dell’ordine) incontrano quando devono parlare le lingue straniere. Siamo il Paese dove (sebbene sia obbligatorio) le carte di credito non sempre sono accettate, dei trasporti inefficienti, della mobilità che non riesce a farsi innovativa perché le piattaforme online sono osteggiate da chi si oppone alla libera concorrenza.

Siamo il Paese dove gli orari dei negozi e dei ristoranti lasciano i turisti a bocca asciutta (e sembrano fatti apposta per essere chiusi quando servono), ma siamo anche il Paese delle città sporche e della criminalità comune diffusa come non mai. Basta guardarli i turisti (soprattutto gli asiatici) a spasso per le vie dello shopping: terrorizzati da false guide turistiche, offerte truffaldine per saltare la file al museo, venditori ambulanti, etc.etc.

Siamo anche il Paese dove le regole si fanno incomprensibili e la burocrazia diventa un giogo: basti pensare alla tassa di soggiorno (diversa per ogni Comune), alla dinamica delle stelle degli hotel (tutt’ora incomprensibile nonostante si sia fatto qualche tentativo per stabilire degli standard minimi). Ma soprattutto siamo un Paese dai costi “turistici” inaccettabili. Francia e Spagna fanno meglio di noi, non siamo i peggiori nella media europea ma senz’altro non ci sappiamo vendere e soprattutto diamo il benvenuto al turista con ridicoli fenomeni di “caro-panino”: basti pensare a quanto costa mangiare uno snack in una stazione, in un aeroporto, in un’autostrada.

Di questo passo, già restare sul podio, per il Paese con la più grande quantità di opere d’arte al mondo, sembra un miracolo!

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