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Mercoledì, 22 Maggio 2024
AAA... acquisti

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A cura di Massimiliano Dona

Io spreco, tu sprechi, egli spreca...

La crisi ha rimpicciolito i carrelli della spesa degli italiani, ma i bidoni della spazzatura non accennano a svuotarsi. Questo è solo uno dei paradossi della relazione tra consumatori e spreco che ho presentato pochi giorni fa in occasione del lancio del Piano nazionale di prevenzione degli sprechi alimentari, alla presenza del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.

È davvero paradossale, infatti, osservare che ad una crescente attenzione delle famiglie per il risparmio, non corrisponda una analoga attenzione alla riduzione degli sprechi: moltissimi consumatori ci scrivono per sapere come fare economia, ma pochi considerano che uno dei modi più intelligenti consiste proprio nell’evitare di sprecare.

Il risultato di questa disattenzione è drammatico se è vero che il 40% dello spreco alimentare avviene all’interno delle nostre case. Con ciò non voglio, però, colpevolizzare soltanto il consumatore e ritengo ben più gravi le responsabilità della filiera produttiva (il 39% degli sprechi avviene ad opera della produzione, il 14% nella ristorazione).

Tornando al consumatore, anzi, ritengo che si tratti di una responsabilità per la maggior parte incolpevole. Mi spiego: buona parte dei consumi, al giorno d’oggi, sono indotti dal marketing aggressivo e dalle promozioni esasperate. In questo modo si vendono molti prodotti superflui e si ha quasi la sensazione che talvolta si voglia “vendere per vendere” e non perché i prodotti siano effettivamente consumati.

Ecco allora che se tra le principali cause dello spreco alimentare c’è l’over-shopping dei consumatori, ciò può essere dovuto anche a certe tecniche di vendita dei supermercati dove i dati confermano che mediamente il 30% dei prodotti è sempre in offerta. Intendiamoci, non voglio mettere sul banco degli imputati un fenomeno che, in certi casi, aiuta anche i bilanci familiari, ma ci sono promozioni e promozioni: troppe volte vedo in offerta prodotti troppo prossimi alla scadenza o formati esagerati che poi sarà difficile consumare in casa.

Più in generale, non vi nascondo che dietro lo spreco c’è un diffuso problema culturale: manca ancora una definizione di spreco a livello europeo (anche se si sta lavorando per questo), manca una vera cultura dei prodotti (che racconti ai consumatori lo sforzo produttivo che è dietro ogni alimento) e si è invece inculcata una preferenza per il “bello ad ogni costo” (per cui una mela deve essere lucida per non rischiare di restare sul banco invenduta).

Non a caso, nella classifica dei prodotti più sprecati, il primo posto è per frutta e verdura: un altro paradosso se riflettiamo sul fatto che, d’altra parte, cerchiamo di spiegare i vantaggi per la salute che deriverebbero da un maggior consumo di questi prodotti. Attenzione quindi agli sprechi, vivremo meglio!

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