Domenica, 28 Febbraio 2021
AAA... acquisti

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A cura di Massimiliano Dona

É iniziata la corsa verso la tv 4.0: cambia il prodotto e la tecnologia. Ecco quello che i consumatori devono sapere

La televisione, sì proprio l’amato elettrodomestico che è nelle nostre case da quasi cinquant’anni, sta cambiando radicalmente! E non mi riferisco ai palinsesti o all’apparecchio (che pure sta evolvendo ancora una volta dal punto di vista tecnologico), ma al concetto stesso di tv: nell’era della quarta rivoluzione industriale, il mondo della televisione sta correndo verso la tv 4.0. Ecco quello che i consumatori devono sapere.

Come è noto, presto, con lo switch-off al Dvb-T2, si realizzerà il passaggio dall’attuale digitale terrestre al nuovo standard di trasmissione, rendendo obsoleti gli apparecchi televisivi che siamo abituati a utilizzare. Ma, come dicevo, ancor più cambierà l’utilizzo stesso che facciamo della tv: grazie all’intelligenza artificiale e agli algoritmi prende forma una televisione personalizzata, con programmi su misura di ciascun telespettatore nell’intento di stimolare una relazione più diretta e dinamica con il pubblico del quale, attraverso un utilizzo sinergico delle tecnologie digitali, sarà più facile comprendere i gusti (per catturare audience sempre più ampie). Persino gli acquisti si potranno fare dalla tv grazie all’evoluzione dell'e-commerce per il grande schermo che già oggi alcuni chiamano “television commerce” (t-commerce). 

Per dirla in modo molto semplice, le rapide trasformazioni del mercato globale della tv stanno portando i broadcaster tradizionali a interagire sempre più strettamente le società di telecomunicazione (TELCO), così avvicinandosi al modello dei cosiddetti over the top (OTT), piattaforme come Netflix e Amazon, che a loro volta hanno iniziato a produrre contenuti.

Insomma tutti gli operatori sono alla ricerca della chiave per avere successo nel nuovo business televisivo che, grazie ai nuovi scenari di convergenza del digitale, consente di estrarre, archiviare e usare (a fini pubblicitari) grandi quantità di dati degli utenti. Qui la parola d’ordine è segmentare: l’era delle audience ampie e indefinite è agli sgoccioli e si è aperta la caccia alle nicchie, ai segmenti di mercato. Ma forse dobbiamo chiederci se possiamo credere a quanti esaltano questa nuova forma di televisione più coinvolgente, quasi immersiva, nella quale il consumatore (almeno così ci dicono) diventa protagonista, grazie a un’esperienza multimodale distribuita su più dispositivi che soddisfi gusti e desideri personali.

Certamente il pubblico dei telespettatori si è ormai frammentato determinando il declino del palinsesto, con lo sviluppo della bidirezionalità: siamo passati dall’era dell’informazione alla network age, ovvero della relazione. La parola chiave è “on demand”: il fruitore non è assediato dai contenuti, ma sceglie cosa vedere. Il punto è se lo fa liberamente!

Su questo terreno si sono messe in moto anche le Istituzioni: proprio in vista del passaggio dall’analogico al digitale terrestre, il Ministero dello Sviluppo Economico ha costituito un Tavolo di coordinamento denominato “TV 4.0” nel quale sono stato designato dal CNCU per portare la voce dei consumatori: per cominciare ho manifestato le nostre preoccupazioni in ordine al necessario aggiornamento della dotazione di apparecchi nelle case degli italiani. Se dovremo cambiare la televisione, il decoder (forse persino l’antenna?), tali costi dovranno essere ridotti al minimo e, per quanto possibile, sostenuti da incentivi certi e facilmente accessibili: la Legge di bilancio 2018 ha introdotto il bonus TV (25 milioni di euro all’anno tra il 2019 e il 2022) per supportare i cittadini nell’acquisto di nuovi televisori o decoder capaci di ricevere il segnale del digitale terrestre trasmesso attraverso il nuovo standard DVB T2. Ma si poteva fare meglio: se è vero che l’Italia resta in coda alle statistiche europee in termini di utilizzo di Internet, forse è il caso di chiedersi perché si finanzi l’acquisto di nuovi televisori semplicemente dotati di uno standard già vecchio invece di nuovi televisori dotati anche di internet on board (le c.d. smart TV) che davvero spingerebbero il Paese verso il futuro.

Infine c’è il tema della protezione dei nostri dati: in questo scenario fortemente tecnologico, l’intelligenza artificiale aiuta le piattaforme ad acquisire le tendenze, i gradimenti e gli argomenti principali oggetto di discussione tra il pubblico. Tutto ciò già accade: secondo uno studio di Accenture, Netflix utilizzerebbe il 6% del suo organico nell’analisi dei comportamenti degli utentie nel continuo aggiustamento delle offerte e dei consigli del motore di ricerca interno (ma anche nella tv tradizionale in chiaro si stanno approntando piattaforme in grado di operare segmentazioni del pubblico).

In tal modo (ci dicono) i media potranno offrire quello che il pubblico chiede: sarà vero? Da rappresentante degli utenti, sottolineo l’imperativo che tutto ciò accada in piena trasparenza e senza offendere i diritti dei consumatori. Sfida non da poco, ma da cogliere, se vogliamo che la transizione verso la tv 4.0 avvenga nel rispetto di chi è dall’altra parte dello schermo (piccolo o grande che sia).

NOTA: di questi e di altri temi si discuterà a Roma, il 16 novembre 2018 nell'ambito della dodicesima edizione del Premio Vincenzo Dona dal titolo: "L'intelligenza dei dati".

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