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Martedì, 7 Dicembre 2021
Valori, non opinioni

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A cura di Marilia Parente

Delusioni? Consigli per l'uso: ecco come non diventare ciò che non sei

Ognuno di noi ne ha vissuta qualcuna. C'è chi ne ha collezionate un bel po' e chi, invece, ha avuto la fortuna di non racimolarne troppe. Chi non ha mai subito una delusione del resto? Vi viene in mente una persona che mai, in nessuna occasione della sua storia, non abbia avvertito una ferita procurata da qualcuno di cui si fidava o a cui era legato? Non credo: anche se nulla è impossibile, c'è, infatti, da ammettere che si tratterebbe di un caso più unico che raro. Ma ad essere pericolosa davvero, non è la delusione in sè, intesa come quel magone o quel bruciore allo stomaco provocato da un colpo basso incassato da chi proprio non ci aspettavamo.

Il vero rischio di chi subisce una delusione, è di cambiare in peggio. Le ferite fanno male, certo, ma poi, dopo il bruciore e il tempo della medicazione, si assorbono e la pelle torna più tonica di prima. C'è, tuttavia, un altro tipo di ferita: quella più profonda che, nonostante cure e giorni trascorsi, rischia di lasciare ad ogni modo una cicatrice che porteremo sempre dietro. La pelle, in quel caso, non tornerà mai più quella di prima, ma cambierà, indipendentemente dalla dimensione del segno, impedendoci di osservarci identici a prima. Alcune cicatrici, del resto, regalano quel non so che di fascinoso in grado di rendere chi le porta dietro una persona vissuta e, quindi, tendenzialmente, interessante.

Senza voler precipitare in metafore particolarmente contorte, il punto è: va bene soffrire, va bene inghiottire bocconi amari e quindi conservare per un periodo sapori tutt'altro che dolci, va bene perfino cambiare, purchè non si permetta a chi ci ha deluso, di infliggerci altro male. Già, proprio così. Il rischio più grande per chi riceve una pugnalata è quello di cicatrizzare la ferita, in modo da distorcere ciò che si era. Si tende alla difesa, si inizia a guardare l'altro con occhi diffidenti. Si diventa, in altri termini, ciò che nella realtà non si è. Questo è quello che non deve accadere, questa è la cicatrice che non dobbiamo accettare. Mi è capitato, di recente, di incappare in situazioni che hanno messo a dura prova la mia coerenza nella correttezza: quando si subisce qualche colpo felino, si tende a mostrare la propria superiorità rispetto a chi è convinto di averci in pugno, tirando fuori unghie e artigli, sfoderando, semmai, un'aggressività che, alla lunga, ha ben poco di costruttivo. Gli sbagli altrui hanno diritto di farci male, ma anche di farci maturare e di imparare a valutare in modo oculato chi ci è davanti.

Possono anche portare a decisioni di cambiamento e, perchè no, di bilancio di sè, per ponderare meglio le scelte future e risparmiare nuove delusioni. Tuttavia è importante tenere a bada la tentazione di mostrare a tutti i costi all'altro che non è riuscito nel suo intento, simulando, a volte anche in modo inconsapevole, quegli stessi atteggiamenti alla base della sua scorrettezza e della nostra delusione. Non è giusto, permettere a chi ci fa del male, di peggiorare ciò che siamo. Non possiamo permetterlo. Come recita una massima, i nemici meritano un ringraziamento in quanto, a modo loro, ci insegnano ciò che non vogliamo essere. Certo, è difficile che sia un nemico a procurarci una delusione, ma a prescindere dall'autore del gesto che ci ferisce, è fondamentale farne sempre buon uso. Scoprendo, ad esempio, quanto male possa produrre lo sbaglio in questione e quanto sia necessario, magari, valutare a 360° le persone a cui teniamo, per risparmiarci nuove docce gelate. Questo deve stimolarci nella ricerca di persone che meritano il nostro tempo e il nostro affetto. In conclusione, le delusioni servono a capire chi sei e chi vuoi al tuo fianco. Con una ferita, una cicatrice, con qualche lacrima per osservare in maniera più nitida ciò che ci circonda, si va avanti: l'importante è non consentire mai a nessuno di impedirci di continuare ad amare.

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