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Martedì, 7 Dicembre 2021
Valori, non opinioni

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A cura di Marilia Parente

Rallegrarsi o gioire? Meglio la seconda: Papa Francesco spiega il perchè

Mi sono trovata a fare i conti con una constatazione legata ad un dubbio che da tempo mi sta pervadendo. Capita spesso che persone dalla risata eccessivamente facile o anche individui tendenti a non addossarsi preoccupazioni e a schivare, in modo abile, pensieri, sensi di colpa sul proprio stile di vita e sulle proprie scelte, irritino i più sensibili, in quanto celano, secondo questi ultimi, scarsa profondità interiore. Troppo semplice, infatti, agire senza prima riflettere o, peggio ancora, senza sentire i bisogni dell'altro, ignorando, in tal modo, le conseguenze delle proprie azioni.

Eppure sono quei sorrisi, è quel senso di leggerezza che, molto spesso, trae in inganno anche le persone più responsabili, disarmate dinanzi alla scioltezza, all'assenza di complicazioni o labirinti mentali a cui, chi è abituato a vivere alla giornata, non ricorre. E, quindi, quell'allegria, se in alcuni momenti turba o irrita, in altri finisce per esercitare fascino. Da qui il dubbio su se sia giusto o meno prendere le distanze dai più superficiali e dal loro modo di affrontare la vita. Ad appesantire il dubbio, la certezza che le persone di fede, quelle profonde, siano portatrici di sorrisi, di allegria. Se è così, allora, e se la tendenza alla preoccupazione e alla malinconia rappresenta, al contrario, una tentazione per i cristiani, come ha detto Papa Francesco, è lecito pensare che non condividere le persone spensierate sia ingiustificato. Eppure, è lo stesso Papa Bergoglio a fare chiarezza a riguardo, con una riflessione decisamente illuminante.

"Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo ci insegna Gesù, ci insegna la Chiesa. Che cosa è questa gioia? E’ l’allegria? No: non è lo stesso. L’allegria è buona, eh? Rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no? La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”. Che altro aggiungere? Ancora una volta, il Papa ha spento ogni dubbio: non è l'allegria derivante dalla leggerezza a doverci coinvolgere, ma è la gioia che nasce dal cuore, dal nostro profondo, da quella parte interiore che, purtroppo, gli spensierati troppo spesso non sanno neppure di avere. Gioiosi sì, "scemi" no.

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