Martedì, 19 Gennaio 2021
Valori, non opinioni

Valori, non opinioni

A cura di Marilia Parente

"Onesto" per 24 ore su Fb perde la metà degli amici: di chi è la colpa? Sua, ecco perchè

"Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra, basta dire quello che si pensa", sosteneva Martin Luther King. Una verità quanto mai assodata, questa. Lo sa bene Antoine Garrot, 26enne francese che, lanciando un singolare esperimento, ha pubblicato status e commenti ai post dei suoi amici dicendo sempre e solo la verità, anche quando questa era sgradita: in 24 ore di onestà, ha perso la metà dei contatti di Facebook. Allora è vero che la sincerità conduce dritti alla solitudine? Scorrendo i commenti del 26enne francese emerge un particolare non di poco conto. Personalmente, credo che a far perdere le amicizie virtuali di Antoine non sia stata la sincerità. Di quella, a ben osservare, si avverte solo una piccola traccia.

Analizziamo ad esempio, uno dei tanti scambi sul social network che hanno portato il 26enne a farsi dei nemici:

Brice: Mojito veloce sulla terrazza del nostro Hotel! Domani mattina andremo a fare pesca grossa. Adoro la Corsica! Non è bella la vita!??

Antoine: Non sei mai stato felice Brice. Perché lo fai sembrare su facebook? E poi la pesca grossa non è necessaria, hai già Lucile, no?

Brice: Sei impazzito o cosa?

Lucile: sei cretino o cosa Antoine? Non ci fa ridere per niente sai?

Antoine: ecco la puttana di servizio! Non sei impegnata a tradire Brice?

O ancora:

Cécilia: Ok, è ufficiale, Theo non ama gli omogeneizzati alla melanzana. Dovreste vedere il broncio che ha fatto!! Ho fatto delle foto e ve le posterò questa sera.

Antoine: Non ne possiamo più di tuo figlio. Credi che interessi a qualcuno che “Theo non ama gli omogeneizzati alla melanzana”? Seriamente, ce ne sbattiamo il cazzo...

Secondo voi i commenti di Antoine sono sinceri o, semplicemente, acidi, disfattisti e maleducati? Opterei per la seconda ipotesi. La sincerità non implica necessariamente l'offesa. Quest'ultima, invece, è la base per le accuse o le provocazioni. Per essere sinceri, tanto per iniziare, occorrono sensibilità e buone maniere. La persona davvero sincera è colei che riesce ad aprire gli occhi al suo interlocutore, tentando di limitarne quanto più possibile le ferite. Antoine, a quanto leggiamo, ha agito esattamente all'opposto, non risparmiando volgarità e pesanti accuse, spiattellate in faccia senza il minimo scrupolo. Certo, può darsi che il suo amico Brice non fosse realmente felice, come è fuori discussione che alla maggior parte dei contatti Facebook di Cècilia non interessi davvero che il piccolo Theo non ami gli omogeneizzati alla melanzana. La sfida, tuttavia, consiste nel far notare loro questa realtà, in modo delicato e prudente. E prima ancora di farlo, valutare attentamente le motivazioni alla base dei loro post: può darsi che Brice, ad esempio, stesse tentando, con quelle osservazioni, di essere consapevole delle bellezze che aveva intorno per auto-stimolare un sorriso, nella speranza di sentirsi davvero felice. Come può essere che Cècilia veda talmente unico ed esclusivo il suo bambino da rendere noti al mondo i suoi più piccoli movimenti, per condividerne, semmai, la gioia. Partiamo da questo allora. Dopodichè, la seconda mossa, è: quanto e per chi è davvero importante aprire gli occhi a queste persone?

Se si riesce a rispondere in modo sensato ad entrambi i quesiti, allora, perfetto: si va avanti. Ma a patto di non ferire profondamente l'altrui sensibilità. Allora, ad esempio, Antoine avrebbe potuto domandare semplicemente a Brice: "Sì, bellissima la Corsica, ma tu sei davvero felice?", oppure avrebbe potuto far notare a Cècilia quanto rischioso sia postare foto di bambini, purtroppo, ai giorni nostri, sui social network e che, probabilmente, sarebbe stato meglio mostrare gli scatti che ritraggono il broncio del bambino dal vivo, direttamente agli interessati. In tal modo, l'onestà e la sincerità non sarebbero state intaccate e al contempo si sarebbero risparmiate ferite gratuite. La sincerità, quella vera, del resto, appartiene solo ai più forti. I deboli o i furbi, infatti, tendono generalmente ad assecondare il proprio interlocutore per guadagnarne la simpatia e, quindi, contare un amico in più, pronunciando per lo più ciò che gli altri si aspettano di ascoltare. Tuttavia, questo profilo ormai è conosciuto a chi usa bene la sua intelligenza e, sorprendentemente, persone false et similia, ad oggi, riescono in realtà a conquistare soltanto loro simili o nel peggiore dei casi grandi ingenui, e, pertanto, nessuna vera amicizia in più.

Esistono, poi, i più sensibili che temono di ferire gli altri contraddicendo le loro convinzioni, anche quando magari queste ultime risultano deleterie. Pure questo tipo di persona, però, raramente vede ripagati i suoi silenzi, dettati più da vigliaccheria che da altruismo, a dirla tutta. Idem per gli indifferenti: coloro ai quali nulla interessa davvero delle vicende altrui e che, quindi, se ne guardano bene dall'esprimere consigli dettati dal cuore e pensieri autentici onde evitare di trovarsi nel bel mezzo di discussioni e confronti. Conclusione: le uniche persone che davvero possono contare su veri amici, sono proprio quelle sincere. Sono quelle persone che con la dolcezza, il tatto ed il sorriso, pronunciano parole attese o meno - poco importa - ma pur sempre costruttive e improntate su affetto e altruismo. A qualcuno potranno non piacere, certo. Ma chi usa mente e cuore nelle sue valutazioni, sa ben distinguere critiche disfattiste, offensive o dettate da invidia e insofferenza, da quelle oneste, trasparenti e finalizzate all'aiuto ed al miglioramento dell'altro. "Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra, basta dire quello che si pensa", diceva Martin Luther King? Io aggiungo: "Idem, per farsi dei veri amici".

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