Venerdì, 26 Febbraio 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Coronavirus: perché 21 indicatori sono inutili

Il colore delle regioni è determinato da ben 21 indicatori che vengono suddivisi in 3 gruppi che riguardano la “capacità di monitoraggio”, la “capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione” e la “trasmissibilità dei contagi e la tenuta dei servizi sanitari”. Le Regioni chiedono la loro riduzione a solo 5-6 indicatori. Cosa è meglio e chi ha ragione?

La prima osservazione da fare è che i numeri non rappresentano una verità assoluta ma devono essere interpretati. Facciamo un esempio. Durante la seconda guerra mondiale la Luftwaffe tedesca e la contraerea avevano inflitto notevoli perdite agli Alleati, La RAF voleva capire dove rafforzare la fusoliera degli aerei, al fine di ridurre le perdite. Così quando rientravano gli aerei alla base dopo una missione registravano su uno schema grafico gli impatti di proiettile.  Contrariamente a quello che uno possa immaginare, la RAF intervenne per rafforzare non le aree dove gli aerei erano stati colpiti di più ma dove erano stati colpiti di meno. Questo perché la statistica fatta dalla RAF indicava solo quali erano i punti dell’aereo non vitali, ossia punti tali che anche se colpiti non impedivano all’aereo di ritornare alla base. Infatti se un proiettile colpiva l’aereo negli altri punti, l’aereo ragionevolmente veniva abbattuto e quindi non poteva rientrare alla base per contribuire alla statistica. La mia impressione è che anche fra i 21 indicatori ci siano parametri che si debbano essere interpretati. Ad esempio in Alto Adige hanno fatto recentemente lo screening di tutta la popolazione scoprendo ulteriori 3000 positivi. Sicuramente in questo modo saranno in grado di monitorare meglio e quindi contrastare meglio il contagio, ma sicuramente hanno “peggiorato” alcuni degli indicatori, tipo l’R_t e quelli relativi al numero dei contagiati. Magari numeri buoni in questi indicatori in altre regioni, potrebbero essere soltanto segno di una maggiore incapacità di tracciare i contagiati.

La seconda osservazione è che molti di questi indicatori sono fra loro correlati. Per capire meglio cosa intendo dire, facciamo esempi finanziari. Il prezzo del petrolio e il prezzo dei titoli delle compagnie petrolifere sono fortemente correlati (se sale il prezzo del petrolio, sale il prezzo dell’ENI, ad esempio). I prezzi dei titoli delle banche sono fortemente correlati con il tasso d’interesse (se scende il tasso d’interesse, si abbassa il margine per le banche e i titoli bancari perdono valore). In Finanza questa proprietà è sfruttata per ridurre i costi. Consideriamo ad esempio uno strumento finanziario chiamato ETF, poco noto perché scarsamente consigliato dalle banche in quanto, pur avendo rendimenti simili a quelli di un fondo d’investimento, ha molti meno costi di commissione e quindi meno entrate per loro. L’ETF replica il comportamento di un indice azionario e, per far questo, invece di investire in tutti i titoli dell’indice, investe solo in alcuni di loro ottenendo lo stesso il risultato richiesto grazie alla suddetta proprietà di correlazione. E’ ragionevole pensare che analogamente, 5-6 indicatori, opportunamente pesati, possano sostituire egregiamente i 21 indicatori attualmente utilizzati.

Infine l’ultima osservazione è che meno parametri entrano in gioco e più diventa trasparente e quindi condivisibile l’azione del Governo. Sempre ritornando agli esempi finanziari, un decennio fa le banche proponevano ai malcapitati risparmiatori prodotti finanziari il cui rendimento era collegato in qualche modo a diversi indici azionari più o meno esotici. Non solo erano molto difficili da capire ma si sono rivelati anche molto avari di soddisfazioni pecuniarie per i sottoscrittori. Analogamente 21 indicatori sono chiaramente troppi per essere compresi e capiti. Il cittadino comune finisce per guardare con sospetto un marchingegno così dannatamente complicato. Molto meglio solo 5 indicatori. Lo so che è nel DNA della più ottusa burocrazia italiota accompagnare il più semplice degli atti amministrativi con un numero infinito di casi, sotto-casi ed eccezioni al fine di renderlo del tutto incomprensibile. Come scordarsi, infatti, della famosa dichiarazione dei redditi lunare di qualche decennio fa? M qui la posta in gioco è importantissima: la tenuta del sistema democratico del nostro paese. Mantenere in vita un sistema così complicato di 21 indicatori non servirebbe infatti a rendere più efficiente il monitoraggio mentre un approccio semplificato a soli 5  indicatori implicherebbe non solo un migliore rapporto con i cittadini ma significherebbe, anche e finalmente, di guadagnare un po’ della loro fiducia.

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